• Sylos Labini in campo per “liberare la cultura”

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    Un manifesto per ragionare sul futuro della cultura italiana, sulla sua difesa e valorizzazione, Una sorta di brainstorming, una prima convocazione di intellettuali, artisti e giornalisti non assimilabili alla cultura di sinistra pensato anche per lanciare un messaggio al governo che verrà.

    Alla Sala Umberto di Roma, sotto la regia del «deus ex machina» Giampaolo Rossi, va in scena il convegno «Liberare la Cultura, per un nuovo immaginario italiano», presentato dall’attore Edoardo Sylos Labini e dalla giornalista Raffaella Salamina. Un appuntamento che parte da un appello lanciato dall’ex consigliere di amministrazione della Rai dalle pagine della rivista CulturaIdentità. La partecipazione è importante. Ci sono Luca Barbareschi – che con toni incalzanti si chiede se davvero si possa accettare l’abdicazione della narrazione cinematografica italiana – Enrico Ruggeri, la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi, Gianmarco Mazzi, ex direttore artistico di Sanremo, Tony Renis, Pino Insegno, Gennaro Sangiuliano, Anna Falchi e tanti altri.

    Il messaggio è semplice: è arrivato il momento di spalancare le finestre e fare entrare aria nuova nella cultura italiana, di aprire davvero al pluralismo, anche contro l’invasione narrativa delle multinazionali dell’audiovisivo, di ricostruire una cultura nazionale davvero inclusiva. Creare, dunque, anche un’epica della storia italiana e fare in modo che ci sia un mercato di idee in competizione. Bisogna insomma avere la forza di imporre «la libertà come metodo culturale», come spiega il vicedirettore di Rai Uno Angelo Mellone.

    Una nuova stagione che, negli auspici dei presenti, potrebbe iniziare all’indomani del 25 settembre. «Liberare la cultura è il manifesto per un mondo della cultura che possa esprimere davvero tutte le sue potenzialità di grande industria e di fabbrica creativa di un nuovo immaginario nazionale» spiega Giampaolo Rossi. «La cultura è il luogo in cui popoli e nazioni costruiscono il loro immaginario e definiscono la loro proiezione verso il futuro. La cultura in Italia non è riuscita a essere libera, soffocata da una cappa ideologica. Giovanni Paolo II diceva che la cultura aiuta a costruire il senso comune di una nazione. Io credo che il nostro compito sia quello di far sì che la nostra cultura possa tornare a essere il manifesto dell’Italia nel mondo».


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