Tabacci, il bostik del Parlamento. Il suo simbolo in dote a Luigino

Giu 23, 2022

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    Vedo gente, faccio cose e sono bravo a mettere insieme le persone. Se occorre, ospito. Serve un gruppo parlamentare? Una bandiera? Un simbolo? Eccolo, pronto, il Cd, Centro democratico, che si chiamava Apl, e prima Rpl, e prima ancora Rosa Bianca, e via via risalendo fino alla Dc. È la creatura mutevole di Bruno Tabacci, politico di lunghissimo corso, oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio, nata come costola cattolica moderatissima del centrosinistra, diventata nel tempo una casa di accoglienza politica per conto terzi, specializzata in salvataggi spericolati. Nel 2018 diede una mano ai radicali di +Europa, in difficoltà con la raccolta delle firme, ad entrare in Parlamento. Nel dicembre 2020 offri un tetto ai responsabili che volevano tenere a galla Giuseppe Conte.

    Ora forse, chissà, il tetto lo offrirà al suo arcinemico, Luigi Di Maio.

    Deputato da cinque legislature, ex presidente della Regione Lombardia, in politica dagli anni Ottanta: Tabacci, che ne ha viste di tutti i colori, adesso è un po’ l’attaccatutto, il bostik del Parlamento italiano. Grazie alle sue virtù manovriere, alla capacità di montare e smontare, a collegarsi alle liste più grandi come il Pd nel 2013, è riuscito sempre a farsi eleggere pur guidando una piccola formazione. E ora, riuscirà ad aiutare il ministro degli Esteri? Operazione complicata ma necessaria: per formare un gruppo al Senato serve un simbolo presentato alle ultime elezioni. Il Centro democratico, tanto per fare un esempio. Si tratta e lui, vecchia scuola demitiana, nel frattempo smentisce, però fino a un certo punto. «Il Cd in passato ha favorito la nascita di +Europa. Detto ciò, stavolta nessuno mi ha sollecitato». Non ancora. «Da qui al 2023 – ha spiegato alla Stampa – capiteranno molte altre cose nei partiti, l’assetto basato su due presunti poli non regge più e non è adatto. È il momento di liberare gli elettori approvando una legge proporzionale con sbarramento alto e senza liste rigide». Comunque «Di Maio ha fatto bene, ha colto un’occasione strategica, ha lasciato quell’azzeccagarbugli e si è posto nettamente sulla linea di Draghi».

    Un azzeccagarbugli che solo un anno e mezzo fa Tabacci cercava di salvare, offrendo il suo Cd al premier finito in minoranza dopo l’uscita di Renzi dal governo. «A lui serve un vessillo in Parlamento e noi l’abbiamo». Si trattava di strutturare i responsabili, in gran parte fuorusciti grillini, per sostituire in corsa Italia viva. «Lui ha bisogno di un gruppo, io so come organizzargli le cose. Gli uomini necessari si stanno trovando, proprio in questi giorni abbiamo avuto un’impennata di adesioni. Ho indossato i panni del maestro, ho spiegato loro che nel Misto in ordine sparso non si conta nulla, meglio entrare in una componente organizzata».

    È finita in un’altra maniera, con i responsabili rimasti solo un’idea, Conte fuori da Palazzo Chigi e Draghi in plancia per affrontare la doppia emergenza, Covid e Pnrr. E Tabacci, che all’epoca considerava una iattura un esecutivo istituzionale, adesso è sottosegretario alla Presidenza con delega alla Programmazione e allo sviluppo economico.


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