• Tetto al gas, l’Ue litiga ancora. La decisione slitta a ottobre

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    Una serie di stop and go e poi un nuovo rinvio sul price cap al gas russo hanno caratterizzato ieri le ore incerte che hanno preceduto il consiglio europeo dei ministri dell’Energia che si riunisce oggi a Bruxelles.

    Secondo fonti diplomatiche, «la proposta di introdurre un freno ai prezzi del metano proveniente da gasdotto russo non verrà discussa dai ministri europei dell’Energia, la decisione dovrà in ogni caso essere assunta a livello dei leader Ue». In che tempi? I capi di Stato e di governo Ue si riuniranno il 6 e 7 ottobre a Praga per un vertice informale e poi ancora il 20 e 21 ottobre a Bruxelles. Resta da definire in quale di queste riunioni il tema verrà però affrontato.

    Un rinvio che ha subito riacceso i prezzi del gas: ieri il Ttf ha chiuso la seduta ad Amsterdam in rialzo del 3,1%, a 220,54 euro al megawattora, riprendendosi dal tonfo che in mattinata l’aveva spinto fino a toccare un minimo di 192,92 euro (-9,8%). «Abbiamo ancora delle domande e delle preoccupazioni, ma guardiamo con favore alle proposte presentate ieri della Commissione Europea, incluso un tetto al gas russo», ha detto il premier olandese Mark Rutte dopo la conferenza stampa con la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen.

    Un’apertura importante che non porterà però oggi a un accordo. Ci sono tre punti, tra i quattro sul tavolo dei ministri Ue dell’energia, sui quali c’è «un’ampia convergenza» tra gli Stati Ue. Tra questi ci sono: il contributo di solidarietà per le aziende di combustibili fossili; l’idea di porre un tetto ai ricavi inframarginali e la riduzione della domanda di elettricità presumibilmente da subito obbligatoria per gli Stati. Su quest’ultimo punto Bruxelles potrebbe far scattare l’allerta che rende obbligatori e non più volontari, i tagli del 15% nei consumi di gas decisi un mese fa. «C’è un qualche appetito» sul tema, «ma il numero degli Stati non ha già raggiunto quello dei cinque necessari per farlo scattare», ha spiegato un alto funzionario europeo. L’allerta, secondo quanto stabilito un mese fa, può scattare su richiesta della Commissione o di cinque Stati. Bruxelles punta poi a un taglio dei consumi di energia elettrica del 10%, di cui almeno il 5% nelle ore di punta.

    In questo clima di indecisione resta fondamentale l’intervento di ogni singolo Paese per definire le politiche a sostegno di famiglie e imprese contro il caro-bollette. E se l’Italia stenta a trovare rapidamente le risorse per intervenire concretamente, la Germania ha varato un maxi piano di aiuti da 65 miliardi che sarà finanziato in buona parte tassando gli extra profitti delle compagnie energetiche che garantiranno allo Stato federale entrate a due cifre in miliardi di euro. Cosa che non sta avvenendo in Italia. Dei dieci miliardi previsti ne sono entrati per un terzo, con molte aziende energivore pronte a portare il provvedimento in tribunale ritenendolo incostituzionale. Anche per questo, l’Italia ribadisce la sua volontà di introdurre un price cap generalizzato su tutte le importazioni di gas via gasdotto e non soltanto a quelle provenienti dalla Russia.

    Tornando alle misure dei singoli Stati, anche Londra si è mossa. La neo primo ministro inglese Liz Truss ha annunciato un intervento monstre, stimato circa 170 miliardi, per contenere i costi dell’energia fino al 2024: la spesa massima per luce e gas per ogni nucleo familiare sarà bloccata a circa 3mila euro l’anno. Per le aziende il «cap»» durerà sei mesi.


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