“Tetto al prezzo del gas e via ai rigassificatori. Così bollette più basse”

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Il ministro dell’Ambiente Picchetto Frattin di ritorno dalla Cop27, va subito in consiglio dei ministri per la manovra con una importante novità proposta da Forza Italia per abbassare il costo delle bollette.

Ministro lei ha proposto in manovra un Price cap nazionale sulla produzione di energia elettrica. È fattibile?

«Non solo è fattibile ma è doveroso. Punta a evitare speculazioni che possono sorgere data la situazione internazionale e l’impennata dei prezzi dei carburanti ricavati da fonti fossili. L’ho presentata al Cdm con l’obiettivo di mettere un tetto temporaneo, fino a giugno 2023, agli extra ricavi dei produttori di energia elettrica. Quando il prezzo supera i 180 euro, la differenza viene riconosciuta allo Stato».

Ha detto che senza rigassificatore non superiamo l’inverno, ce la faremo a far attraccare la nave a Piombino?

«I rigassificatori di Piombino e Ravenna sono fondamentali per la sicurezza energetica del nostro Paese. Su Piombino ho dato la garanzia che sarà una soluzione temporanea, non superiore ai tre anni».

E per le trivelle dobbiamo superare anche la contrarietà dei governatori?

«L’autorizzazione concessa dal governo per lo sfruttamento dei giacimenti, con più di 500 milioni di metri cubi di gas, parzialmente ricadenti tra le 9 e le 12 miglia dalla costa, consentirà all’Italia di garantire alle aziende nazionali che hanno un maggior consumo di gas, di poterlo avere subito a un prezzo calmierato. In questo modo proteggeremo le nostre filiere di qualità, dalla ceramica alla carta, dal vetro all’acciaio, molte delle quali operano nelle regioni interessate alle nuove estrazioni. Il tutto nel pieno rispetto dell’ambiente e dei dati che ci forniranno gli esperti. Sono convinto che tutti comprenderanno la richiesta di sicurezza energetica che in questo momento famiglie e imprese italiane stanno rivolgendo al governo».

Quanto gas nazionale riusciremo a estrarre con i nuovi decreti?

«Almeno 1,5 miliardi di metri cubi l’anno per dieci anni».

Firmerà l’atto di indirizzo per l’acquisto del carbone per le centrali italiane nel 2023?

«Solo se sarà inevitabile. Spero di non doverlo fare».

Lei ha incontrato il consiglio degli architetti sul superbonus, pensa che la riforma vada rivista?

«Sono necessarie alcune correzioni per evitare gli abusi e le illegalità che sono state evidenziate. Stiamo lavorando in questo senso».

Il governo Draghi aveva impantanato il decreto sulle comunità energetiche, lo riprenderà?

«Lo abbiamo già ripreso. Stiamo avviando una consultazione pubblica per condividerne i contenuti con tutte le parti interessate e acquisire proposte. Subito dopo il decreto sarà emanato. È uno strumento che ritengo di massimo interesse».

Sul suo tavolo ci sono anche le vertenze Lukoil e Ilva, si risolve tutto con nuove nazionalizzazioni?

«Sono realtà diverse e molto complesse. Lukoil a Priolo sconta le conseguenze della guerra in Ucraina. Il governo sta studiando diverse soluzioni senza escludere l’ipotesi estrema dell’intervento diretto dello Stato qualora dovesse rendersi necessario».

La Cop27 si è conclusa con il no dei paesi emergenti all’abbandono del fossile. Pensa che convenga all’Europa continuare con la strategia del fit for 55 se il resto del mondo non lo accetta?

«I paesi emergenti chiedono tecnologie per avere energia pulita e chiedono ristori per i danni che hanno subito più di altre zone a causa dei cambiamenti climatici. Ciò detto ritengo che il dialogo avviato tra Stati Uniti e Cina è un segnale positivo nel percorso intrapreso verso la neutralità climatica da raggiungere entro il 2050».


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