Toh, la scuola? Per la Azzolina è un parcheggio

Se fossi un dirigente scolastico e ricevessi una circolare del ministero, penso che avrei una crisi di nervi. Ma io non sono un dirigente scolastico, per fortuna, mentre i presidi (non tutti, ma moltissimi) hanno dimostrato, in questi mesi, di avere il sangue freddo di 007 sotto il fuoco della Spectre e del Kgb, e anche il suo sorriso smagliante da mostrare agli alunni – va tutto bene, ragazzi, non preoccupatevi, anche se il cielo dietro di noi è in fiamme. Ecco, l’ultima di queste circolari, che indaga il numero di ragazzi figli di medici, infermieri e farmacisti con accesso alla didattica in presenza anche quando questa sarebbe vietata (nelle zone rosse, dalla seconda media in su), è un ennesimo tentativo di abbattere gli ultimi baluardi della cosiddetta «istituzione scolastica». Il fatto è che la didattica deve essere a distanza, ma i figli di genitori che lavorano in ambito sanitario (così come i figli di dipendenti pubblici impiegati in ambiti «essenziali», e sì, la nota sembra un assist alle facili ironie, ma da parte del ministero sono ironie involontarie, questo è certo, altrimenti ci avrebbero risparmiato questi mesi di calvario grottesco) possono avere accesso alla didattica in presenza, in piccoli gruppi. Attenzione: possono, non è che siano obbligati. E quindi neanche i presidi? Chissà. In ogni caso, la «possibilità offerta» (testuale) provoca una domanda: ma la scuola è un parcheggio per i figli? Se mamma e papà non possono lavorare smart – come nel caso di un medico – allora perché non offrire un bonus baby sitter (perché i bonus sono tutti farlocchi? E solo adesso se ne preoccupano?)? Il ministero ha portato su un nuovo livello il concetto di «Istruzione»: la scuola è una grande tata, che però accoglie solo alcuni dei suoi bambini, mentre gli altri possono continuare ad imparare a distanza. Imparare, si fa per dire: «imparare» è qualcosa che nei Dpcm e nelle circolari non appare, figuriamoci «educare», quelle sono questioni di cui devono occuparsi i presidi e gli insegnanti, possibilmente in totale autonomia, senza rompere le scatole, nella speranza (per gli studenti e i loro genitori, non del ministero: ai politici non frega niente) che ne siano capaci e ne abbiano ancora voglia. Al parcheggio servono solo: la sbarra all’ingresso da tirare su e giù, il ticket e un custode. Entrata e uscita. E dentro? Dentro si sta, inquadrati fra le righe, e si aspetta che si rialzi la sbarra. E se il custode sorride, beh, ragazzi, è andata pure di lusso. Conviene l’abbonamento annuale (e comunque ieri, al Question time, il ministro era soddisfatto).



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