Tra Salvini e Giorgetti un solco che si allarga

Set 7, 2021

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    «Di questo è bene che ne parliate con Matteo…», ripete ancora una volta Giancarlo Giorgetti. Il ministro dello Sviluppo lo dice sempre con tono pacato, le braccia larghe e le mani rivolte verso l’alto, come a voler lasciare intendere una certa distanza rispetto ad alcune posizioni del leader della Lega. Una scena che a Palazzo Chigi si è ripetuta più d’una volta in questi ultimi mesi. Non solo a margine di un Consiglio dei ministri, ma pure in occasione di riunioni ristrette, quelle a cui sono presenti i pochissimi che davvero riescono a prendere parte attivamente alle decisioni del governo. Compreso Mario Draghi, si contano sul dito di una mano: dal ministro dell’Economia Daniele Franco – ribattezzato dai suoi collaboratori Alexa, perché qualunque problema gli ponga l’ex numero uno della Bce è pronto a fare di tutto per trovare una soluzione – fino al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli.

    Un solco, quello tra Giorgetti e Salvini, che si è andato sempre più allargando. Al punto che se la Lega presenta emendamenti al decreto Covid all’esame della Camera, il ministro per lo Sviluppo ci tiene a dire che «per la ripresa delle attività economiche bisogna garantire condizioni di sicurezza». «Il green pass – aggiunge – è una misura che va esattamente in questa direzione, quindi ne prevedo un’ulteriore estensione». Parole pronunciate a Milano, a margine del Salone del Mobile, proprio mentre a Roma, in quel di Montecitorio, il Carroccio si batte a suon di emendamenti per limitare l’applicazione del passaporto verde. Una distanza, insomma, che nei fatti è siderale. Anche se a parole, al termine del Consiglio federale della Lega che si tiene nel pomeriggio, tutti gettano acqua sul fuoco. Salvini assicura che su vaccini e passaporto verde è stato «approvato un documento che ha trovato l’accordo di tutti». E pure lo stesso Giorgetti, che avrebbe preso la parola durante la segreteria politica per assicurare che non ci sono divisioni, puntando il dito contro chi «storicamente prova a dipingere due Leghe solo per attaccarci».

    Sarà pure come dice il ministro dello Sviluppo. Anche se poi viene da chiedersi perché lui si schieri apertamente e pubblicamente per l’estensione del pass verde mentre Salvini – e i gruppi parlamentari – si muovano esattamente nella direzione opposta presentando cinque emendamenti in questo senso inequivocabili. C’è pure da chiedersi perché Giorgetti abbia di fatto abdicato al suo ruolo di capo-delegazione della Lega nel governo. Circostanza certificata non solo dal fatto che in più di una occasione il ministro si è ben guardato dal farsi ambasciatore dei desiderata di Salvini («di questo è bene che ne parliate con Matteo…»), ma pure dalla frequenza con cui il leader della Carroccio chiede – e spesso ottiene – incontri con Draghi (a cui Giorgetti il più delle volte non è presente). Un altro faccia a faccia, per dire, dovrebbe tenersi a brevissimo, questione di ore, perché a Palazzo Chigi vorrebbero sminare gli emendamenti della Lega al decreto Covid senza essere costretti a passare per un voto di fiducia. E perché proprio ieri Salvini ci ha tenuto a dire che vuole chiedere direttamente a Draghi «che intenzioni ha sul green pass».

    Sul tema, infatti, è incorso l’ennesimo braccio di ferro tra Draghi e il leader della Lega. Con il secondo che dice «no a ulteriori restrizioni», mentre il premier si sta muovendo esattamente nella direzione opposta. Non è un caso che non sia stata ancora convocata la cabina di regia sul passaporto verde in programma per giovedì, riunione destinata quasi certamente a slittare. Draghi, infatti, vorrebbe prima chiudere con Confindustria e sindacati (ieri ha incontrato il segretario della Cgil Maurizio Landini), per allargare il più possibile il pass vaccinale: non solo ai dipendenti pubblici ma anche al settore privato. Salvini, invece, temporeggia. E insiste sugli emendamenti al decreto Covid. Un passaggio che a Palazzo Chigi vorrebbero evitare, soprattutto dopo lo strappo del Carroccio in commissione Affari sociali della settimana scorsa. Con quel precedente, un incidente parlamentare in Aula sarebbe per il governo politicamente molto spiacevole.


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