“Troppi segretari”, “Basta pro e anti-Renzi”. Nel Pd è scontro aperto

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Le primarie del Pd si avvicinano. La data è stata anticipata al 19 febbraio (ma non c’è ancora nulla di sicuro nemmeno su questo). Per la rubrica Il bianco e il nero abbiamo sentito l’ex deputata del Pd Alessia Morani e l’eurodeputato Brando Benifei, capodelegazione dei dem a Bruxelles.

Condivide l’idea di anticipare la data delle primarie? Non si rischia di ridurre troppo la discussione interna?

Morani: “Credo che la priorità, in questo momento, sia di riprendere il cammino del Pd e per farlo occorre celebrare un congresso in tempi brevi con una nuova leadership e un gruppo dirigente rinnovato. La discussione nel Pd proseguirà poiché nessuno immagina che si possa esaurire in poche settimane”.

Benifei: “Trovare la data perfetta è difficile e ci sono anche due importanti elezioni Regionali a inizio anno. Personalmente mi sono speso per non abbreviare la prima fase, che è decisiva per la discussione interna e per realizzare una vera apertura, ma sono stato anche tra i primi a sollecitare un anticipo del giorno delle primarie. Mi sembra che il 19 febbraio per le primarie sia un compromesso accettabile, considerato che il percorso di costruzione del nuovo PD e della ‘costituente’ proseguirà certamente anche dopo”.

Cosa pensa della candidatura di Stefano Bonaccini e di quella non ancora ufficiale di Elly Schlein?

Morani: “Credo che la candidatura di Bonaccini abbia il giusto mix di visione politica e radicamento territoriale. Ha una leadership naturale, l’abbiamo già visto combattere e vincere sul campo. Schlein, se si candiderà, rappresenterà una cultura politica lontana dalla mia, ma sarò felice di vedere una donna tosta candidata alla guida del mio partito”.

Benifei: “Stefano Bonaccini ha detto molte cose condivisibili, ho condiviso meno la sua decisione di candidarsi subito, concorrendo al rischio di allontanare la discussione congressuale dai temi. Poi è chiaro che è fondamentale individuare bene chi rappresenta determinate battaglie e infatti anche all’ultima Assemblea nazionale è emersa la questione del deficit di credibilità di una parte del nostro gruppo dirigente. Con Elly ci conosciamo dai tempi dell’università e ne ho spesso apprezzato la coerenza delle scelte, oltre che le capacità politiche. Sono due figure che arricchiscono in modo diverso il percorso congressuale, sulle scelte riguardo alle candidature c’è ancora tempo”.

Capitolo Regionali. Il Pd, nel Lazio, ha già stretto un accordo col Terzo Polo, mentre in Lombardia guarda più ai Cinquestelle. Disorientamento oppure alleanze variabili per scelta?

Morani: “La scelta delle alleanze alle regionali deve essere lasciata ai territori che decidono secondo la loro esperienza e sulla base di ciò che ritengono più opportuno. L’importante è mettere in campo candidature rappresentative e vincenti”.

Benifei: “Il processo al PD è spesso uno sport nazionale, ma è complicato definire un quadro coerente di alleanze di fronte a decisioni irragionevoli. In Lombardia il terzo polo ha lanciato unilateralmente Letizia Moratti: anche trascurando il suo passato da ministra di Berlusconi e sindaca di centrodestra di Milano, come si poteva chiedere al PD di sostenere la numero due di Attilio Fontana e fino a ieri potenziale nome proprio della giunta uscente? Per me una vera assurdità, così come è incredibile la volontà di Giuseppe Conte di porre condizioni insostenibili a un assessore uscente dell’amministrazione regionale del Lazio, sostenuta dal PD, dal terzo polo e dagli stessi 5 stelle. Voglio però vedere il lato positivo: Pierfrancesco Majorino e Alessio D’Amato sono ottimi candidati e siamo in campo per vincere”.

Il Pd come dovrebbe condurre l’opposizione al governo Meloni?

Morani: “L’opposizione al governo Meloni deve essere fatta sui grandi problemi degli italiani che questa destra non sta in alcun modo affrontando. Bisogna inchiodarli alle promesse elettorali fasulle e alla incapacità di trovare soluzioni al caro energia e all’inflazione”.

Benifei: “Tenendo assieme ideali e concretezza, dentro e fuori dalle istituzioni. Mi sembra evidente che con Giorgia Meloni a Palazzo Chigi siamo entrati in una fase nuova, dove il livello della sfida politica si pone anche su un piano più ideologico rispetto alla visione del mondo che la destra porta avanti con orgoglio, mentre spesso la proposta di centrosinistra è parsa quasi timida… Un’opposizione efficace non può prescindere però da un’attenzione alle questioni che i cittadini avvertono come più vicine e immediate, a partire dai problemi del lavoro e delle spese che sono aumentate in questi mesi. Non può mancare, infine, una presenza più capillare nella società e soprattutto nei luoghi dove si vive la fatica della quotidianità o si lotta per l’emancipazione: l’attività in Parlamento in Italia o in Europa non esaurisce neanche lontanamente il lavoro politico che serve per una opposizione credibile e davvero utile ai cittadini”.

Il prossimo segretario sarà il 12esimo in 15 anni di vita. Non le sembrano un po’ troppi?

Morani: “Siamo l’unico partito in Italia che ha una vera democrazia interna ma ciò non toglie che in questi primi 15 anni sono stati fatti tanti errori. Mi auguro che finalmente le stagioni del renzismo e dell’antirenzismo siano definitivamente chiuse. Chissà che questa volta non nasca davvero il Pd”.

Benifei: “Sì, sono d’accordo. Sono troppi e a questo si aggiunge anche il dramma che parecchi ex segretari hanno lasciato il PD o si dedicano ad altro: una ferita che impone una riflessione sulla democrazia interna al partito. Servono leadership più stabili, un rinnovamento che coinvolga la prima fila del partito e una identità più chiara e riconoscibile, ma sono fondamentali le garanzie per far stare assieme chi si riconosce in un nucleo di valori e battaglie politiche anche se – lo dico con una battuta – magari non è amico del compagno di banco alla Camera”.


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