Troppi spifferi su Morisi. Parte la caccia al “corvo”

Ott 3, 2021

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    Come fa il quotidiano la Repubblica a sapere che «Luca Morisi o comunque persone che parlavano a suo nome nei giorni seguenti al 14 (agosto, ndr) hanno preso contatto con tre persone al ministero dell’Interno»? E chi ha detto ai giornalisti che «la sollecitazione era sempre la stessa: gestire la pratica col massimo riserbo, evitare la fuga di notizie»? Forse qualche leghista ha ragione ad asserire che nella vicenda che riguarda l’ex spin doctor di Matteo Salvini c’è l’ombra della manina del Viminale. Sia chiaro, nessun nome è stato fatto, ma gli attacchi del leader della Lega all’attuale ministro dell’Interno Luciana Lamorgese per certi ambienti erano qualcosa che andava fermato. E allora cosa c’è di meglio che andare a colpire le persone più vicine al segretario del partito del Carroccio, studiandone i movimenti, le abitudini, pure sessuali e quindi colpirlo a 5 giorni dalle elezioni amministrative?

    Le notizie su Morisi, guarda caso, arrivano tutte proprio a Repubblica e al Corriere della sera, giornali molto vicini al Viminale. Il primo quotidiano parla delle telefonate dell’ex social media manager, il secondo è bene informato su quanto accadde quella notte, spiega che «il pomeriggio del 14 agosto Morisi lo passò in caserma», che «non fece il nome del pusher e alla fine rifiutò di firmare il verbale». Con l’attenzione mediatica che c’è sulla vicenda, con l’assicurazione della procuratrice di Verona Angela Barbaglio sul fatto che nessuna fuga di notizie è avvenuta dagli ambienti della magistratura e con la certezza che neanche i carabinieri hanno fatto trapelare notizie, c’è da chiedersi come il quotidiano continui a poter avere così tanti dettagli. È ovvio che c’è un corvo, qualcuno che, forse in ambienti che già tenevano d’occhio la vita di Morisi, sa bene come sono andate le cose e le spiffera ai giornali «amici» col solo intento di colpire la Lega in periodo di elezioni.

    La cosa che sorprende ancora di più è che nonostante le contraddizioni nel racconto di Petre, uno dei due presunti escort romeni che accusa l’ex social media manager di avergli passato quella bottiglietta contenente liquido trasparente, i giornali continuino a indagare sulla vita privata di Morisi. Ormai siamo ai livelli di voyeurismo da Grande Fratello, con le telecamere puntate sui gusti sessuali e sui vizi di una persona più che sugli eventuali reati commessi. Che poi c’è da dire: che sarà se fosse dimostrato che lo stesso era solo un consumatore di cocaina e non uno spacciatore? I processi mediatici messi in atto da qualche giornale gli avrebbero affibbiato un marchio difficile da togliere.

    La questione toglierà voti alla Lega? È da dubitarne fortemente, visto che la maggior parte degli italiani sui social parla di «accanimento» nei confronti di una persona. Se Morisi fosse stato uno qualsiasi sarebbe stato classificato come un consumatore di stupefacenti, uno tra i tanti e la storia sarebbe finita lì. Ma questo è il Paese che rende vittima un Mimmo Lucano condannato a oltre 13 anni di carcere. Morisi ha un’unica colpa: era vicino a Salvini e al centrodestra.


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