“Troviamo un’intesa per vigilare su prezzi e tariffe”

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Luigi Sbarra, segratario della Cisl: come è stato il primo impatto del sindacato con il nuovo esecutivo?

«È stato un incontro significativo e importante anche in ragione della disponibilità e dell’impegno del governo e della Premier a dare valore al dialogo sociale sia nella gestione dell’emergenza che nella definizione di riforme e degli investimenti in legge di Bilancio. Primi passi di un cammino che nella responsabilità deve aprire ad una stagione strutturata e permanente di relazioni sindacali partecipative».

Pensioni. Quota 41 subito e riforma poi: è uno schema che condividete?

«Dobbiamo scongiurare lo scalone della legge Fornero e avviare il tavolo politico per la riforma complessiva delle pensioni. La premier si è impegnata a discuterne con noi. La soglia dei 41 anni di contributi a prescindere dall’età è condivisibile, a patto di affiancarla a un’altra gamba della sostenibilità: quella dell’anagrafe. Bisogna restituire alle persone la libertà di andare in pensione anche a partire da 62 anni. Servono poi pensioni di garanzia per giovani e donne, sostegno alla previdenza complementare, conferma ed estensione dell’Ape sociale per i lavori gravosi».

Bollette/inflazione: qual è vostra proposta per difendere potere d’acquisto?

«Guardi, il primo tema da affrontare è il sostegno al tessuto sociale e produttivo di fronte alla fiammata inflazionistica. Bisogna confermare e rafforzare gli strumenti messi in campo in questi mesi per sostenere lavoratori, famiglie, pensionati, filiere, difendendo redditi e risparmi, proteggendo centinaia di migliaia di posti a rischio. Per questo abbiamo chiesto al Governo di mettere sotto controllo prezzi e tariffe, arginare la speculazione, alzare ed estendere il prelievo sugli extraprofitti, elevare l’importo defiscalizzato sui fringe benefit e su altri strumenti contrattati di sostegno al reddito. Pensiamo poi vada sterilizzata l’Iva su acquisti di largo consumo per le fasce deboli».

Salario minimo, reddito cittadinanza: c’è spazio per trovare un’intesa con questo governo sulla tutela delle fasce sociali più povere?

«Non si è parlato di salario minimo, ma le parole che ha usato la Premier nelle dichiarazioni programmatiche ci convincono: la via è quella dell’estensione dei minimi tabellari dei contratti maggiormente applicati. Come peraltro indicato anche dall’Europa. Sul reddito di cittadinanza ci sono le condizioni per fare un buon lavoro. In un paese che ha 5 milioni di poveri, sarebbe un grave errore cancellarlo. Ma va legato ad un grande investimento sulle politiche attive, le competenze, formazione, l’accompagnamento e l’orientamento delle persone nelle transizioni».

Che cosa altro avete chiesto?

«Di confermare ed elevare la decontribuzione del 2% sul cuneo, ridisegnando il sistema fiscale operando un deciso taglio delle tasse su fasce medio popolari del lavoro e delle pensioni. Vanno centrati gli obiettivi del Pnrr per generare buona occupazione specialmente femminile e giovanile, rilanciare politiche sociali, istruzione, sanità, non autosufficienza. Fondamentale rinnovare i contratti pubblici, a partire dalla scuola, ed agevolare le fasi dei rinnovi per quelli privati».

C’è il tema delle tante imprese in crisi.

«Sì, bisogna costruire soluzioni concertate per le tante crisi aziendali a cominciare da Ilva, Tim, Ita, Lukoil. Abbiamo registrato una importante disponibilità del Governo ad aprire tavoli dedicati di confronto con il sindacato. Consideriamo rilevante poi la disponibilità a programmare incontri sulla politica energetica, crisi aziendali, monitoraggio del Pnrr e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro: è arrivato il momento di interrompere questa vergognosa scia di sangue».

Com’è la temperatura dell’unità sindacale, all’alba di questa nuova legislatura?

«Bisogna guardare al merito senza pregiudizi. Il sindacato deve saper valutare i risultati del confronto. Noi pensiamo che la bussola del dialogo sociale deve orientare la definizione di una Manovra, chiamata a dare un impulso espansivo e coesivo allo sviluppo. La Legge di Bilancio sarà un banco di prova fondamentale per definire un cantiere di corresponsabilità che contrasti le disuguaglianze, dia centralità alla crescita e sviluppo, alla qualità e alla sicurezza sul lavoro e profondità a un progetto paese fondato su una più forte condivisione e partecipazione».


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