Trudeau commemora i nativi ma si è opposto ai risarcimenti

Set 30, 2021

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    Rieletto per la terza volta alla guida del paese, il premier canadese Justin Trudeau ha invitato i suoi concittadini a riconoscere i “terribili errori” del passato nella prima festività nazionale “per la verità e la riconciliazione”, in onore delle vittime e dei sopravvissuti delle scuole residenziali (in gran parte cattoliche), ossia i bambini nativi sottratti alle famiglie e assimilati con la forza alla cultura dominante, come ha rivelato anche la recente scoperta di centinaia di resti in fosse comuni.

    Ma ha subito un sonoro schiaffo da una corte federale canadese, che ha respinto i suoi ricorsi contro un tribunale che aveva condannato il governo a pagare 40 mila dollari canadesi (circa 27 mila euro) a ciascun bambino nativo tolto alla sua famiglia dopo il 2006, come risarcimento per la discriminazione subita. Una sentenza che spiana la strada a indennizzi miliardari e che mette fortemente in imbarazzo il premier in un giorno così delicato.

    Due anni fa il tribunale canadese per i diritti umani aveva condannato il governo a pagare le compensazioni (nell’importo massimo consentito dalla legge in materia) accusandolo di aver “deliberatamente e sprezzantemente” discriminato i bambini indigeni che vivevano nelle riserve non finanziando adeguatamente i servizi per l’infanzia e per le loro famiglie. Ma Trudeau, invece di mettere mano al portafoglio, impugnò la sentenza “per assicurarci che pagheremo l’indennizzo giusto”.

    Ora una corte federale gli ha dato torto, definendo la somma del risarcimento non irragionevole. “Nessuno può dubitare seriamente che i nativi siano tra i membri più svantaggiati e marginalizzati della società canadese”, ha scritto il giudice Paul Favel. Una sentenza che chiude una battaglia lunga 14 anni, segnata da critiche e polemiche. Non ultime quelle del leader del nuovo partito democratico, il sikh Jagmeet Singh, che aveva fatto approvare una mozione all’unanimità alla Camera dei Comuni perché il governo abbandonasse le sue sfide legali. “Non puoi un giorno inginocchiarti ad una manifestazione antirazzista e il giorno dopo andare in tribunale contro i bimbi nativi”, lo aveva attaccato in campagna elettorale, denunciando la sua ipocrisia.

    “Una grande vittoria”, hanno esultato gli esponenti della ‘First Nations People’, come vengono definiti i nativi in Canada, stigmatizzando “i milioni spesi da Trudeau per combattere contro i diritti dei bimbi indigeni”. Ecco perché le sue parole sono suonate poco convincenti quando ha celebrato la festività invitando a riconoscere gli errori del passato, in un discorso a Ottawa davanti alla torre della Pace illuminata di arancione, il colore che rappresenta la solidarietà verso la popolazione autoctona. “Non ci sarà verità né riconciliazione finché questo Paese non comprenderà che la storia dei nativi è la nostra storia”, ha ammonito. “E’ difficile riflettere sulla verità degli errori, del male che abbiamo fatto nel passato”, ha aggiunto. Ma per lui sembra ancora più difficile porvi rimedio.
      


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