Tutti a lezione di piroette e ambiguità: i 5S ora fanno pure scuola

Mag 2, 2022

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    L’ennesimo passo che avvicina sempre più ufficialmente il Movimento 5 Stelle a essere considerato un vero e proprio partito, anche se ormai una definizione del genere è più che lecita farla. La galassia grillina ha sempre vantato la distanza dal concetto di partito, ma specialmente negli ultimi tempi – tra strutture interne, correnti velate e contributo 2xmille – si sta omologando ai tanto odiati “altri“. Ed ecco che Giuseppe Conte lancia la Scuola di formazione del M5S: l’ha definita “una porta sul futuro, un libro da scrivere insieme“.

    Tutti a lezione di piroette e ambiguità

    Giovedì verranno mossi i primi passi di un percorso formativo che coinvolgerà la comunità pentastellata e che si pone l’obiettivo di parlare a tutto il Paese: un ciclo di 10 lezioni sui principali nodi della politica e delle sfide del presente che poi porterà all’inaugurazione effettiva della Scuola di formazione del Movimento 5 Stelle, prevista per il prossimo autunno. La domanda che però ci si pone è tanto pungente quanto realistica: andranno tutti a lezioni di piroette e ambiguità? Si tratta di due elementi che hanno fortemente caratterizzato il M5S sotto la guida di Conte, ormai avvezzo alla tipica mossa del camaleonte che l’ha portato ad abituarsi a ogni contesto.

    Viene naturale effettuare il paragone con l’acqua, capace di adattarsi perfettamente in qualunque recipiente. Di qualsiasi forma. Con totale disinvoltura. Senza problemi. Proprio come l’avvocato, che con estrema nonchalance è passato dall’essere presidente del Consiglio del governo gialloverde con la Lega a essere il capo dell’esecutivo giallorosso con Partito democratico e Italia Viva. Il tutto seguito dal sostegno del Movimento 5 Stelle al governo guidato da Mario Draghi, in compagnia di Forza Italia e degli ex alleati leghisti. Ora fa la voce grossa contro l’invio di armi letali per sostenere l’Ucraina, ma sarà curioso vedere fino a che punto sarà disposto a tirare la corda.

    In questi anni in cui Conte è riuscito a prendersi una buona fetta della scena della politica italiana (questo va riconosciuto) non sono passate inosservate le sue continue giravolte in merito a tematiche politiche di un certo peso: il governo gialloverde aveva partorito i decreti Sicurezza e posava sorridente accanto a Matteo Salvini, salvo poi trasformarsi improvvisamente in uno dei principali contestatori. È solo uno di una serie lunga di esempi che potrebbero essere citati, come il dietrofront sulla Rai: prima aveva annunciato che il M5S non avrebbe fatto sentire la sua voce nei canali del servizio pubblico; poi aveva precisato che la sua intenzione non era quella di “contrastare quella che è la funzione del servizio pubblico, o prendere una decisione irreversibile“.

    Ha impressionato anche la dose di ambiguità a cui Conte ricorre in diversi contesti: l’impressione, specialmente nel corso delle interviste, è che il presidente dei 5 Stelle non sempre prenda una posizione netta senza mezzi termini. L’ultimo esempio riguarda le elezioni presidenziali in Francia. Chi avrebbe scelto tra Macron e Le Pen se fosse stato leader di un partito francese? “Non partecipo alle elezioni francesi. Siamo distanti da Le Pen, ma i temi che pone vanno affrontati“, è stata la risposta fornita da Conte a Lilli Gruber. Che a quel punto ha replicato in maniera stizzita: “Mi scusi, ma lei è totalmente ambiguo“. Sono davvero questi i presupposti di un leader che lancia una Scuola di formazione per scrivere il futuro?

    Le “creature” dei 5 Stelle

    Un’altra questione va affrontata: il Movimento 5 Stelle ha imbarcato alcuni politici di cui è impossibile non parlare. I tipici personaggi vanno da Danilo Toninelli (secondo cui l’Ucraina fa già parte dell’Unione europea) a Vito Crimi (che aveva dimenticato una delle 5 stelle del Movimento), passando per Paola Taverna (che si rivolgeva agli amici del Partito democratico con parole del tipo “mafiosi, schifosi, siete delle merde, dovete morire“).

    Ma ci sono anche casi estremi come Carlo Sibilia, che nel 2014 si esprimeva così in occasione dell’anniversario dello sbarco sulla Luna: “Dopo 43 anni ancora nessuno se la sente di dire che era una farsa…“. Senza dimenticare l’ex grillina Sara Cunial, che per contestare il green pass aveva scomodato paragoni storici choc: “Ricordiamo che nel 1938 molti studenti italiani con la sola colpa di avere una fede diversa da quella della massa sono stati espulsi dalle scuole italiane, dai propri luoghi di lavoro, dalle biblioteche, da tutti quei luoghi di pubblico interesse“. L’ultimo caso è quello di Vito Petrocelli, che ha augurato una buona festa della LiberaZione con la “Z” interpretata come simbolo russo nel conflitto militare contro l’Ucraina. Se queste sono le creature dei 5 Stelle…


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