“Tutti a scuola il 10 gennaio”. Ma su quarantene e Dad le Regioni vanno in pressing

Gen 4, 2022

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    A una manciata di giorni dal rientro in classe, ancora non ci sono regole certe per la riapertura e la questione della scuola diventa un caso politico e l’ennesimo campo di scontro tra enti locali e Governo. A fronte dell’impennata di contagi in tutta Italia, infatti, si torna a parlare di inizio ritardato delle lezioni, quarantene differenziate per bambini vaccinati o meno, didattica a distanza e screening di massa.

    CALENDARIO SCOLASTICO

    Con le Regioni che, a fronte del provvedimento più semplice da attuare, ovvero il prolungamento delle tre settimane di stop natalizio, per contenere i contagi, vanno in ordine sparso. A lanciare il sasso il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca: «Nel quadro attuale di diffusione del contagio fra i giovanissimi, mi parrebbe una misura equilibrata e di grande utilità il semplice rinvio del ritorno a scuola. Prendere 20-30 giorni di respiro, consentirebbe di raffreddare il picco di contagio e di sviluppare la più vasta campagna di vaccinazione possibile per la popolazione studentesca. Non sarebbe una misura ideale – dice – ma consentirebbe di riprendere a breve le lezioni in presenza con maggiore serenità per gli alunni, per le famiglie, per il personale scolastico». Sulla stessa linea la regione Lombardia, la Toscana, la Basilicata che chiedeva uno slittamento di 3 giorni per permettere lo screening agli studenti. Più cauta la posizione del governatore del Piemonte Cirio. Fermo nella sua posizione Palazzo Chigi, che ha ribadito l’inizio delle lezioni per il 10 gennaio. Era stato lo stesso presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel corso della conferenza di fine anno, ad assicurare che non ci sarebbero stati posticipi.

    SCREENING

    L’articolo 13 del decreto Festività stanzia 9 milioni di euro per il tracciamento dei casi nelle scuole, ma anche su questo punto sono molte le incognite. Se la Regione Marche organizza una giornata di tamponi gratuiti per gli studenti delle scuole primaria e secondaria di primo grado il 6 gennaio, per chi abbia sintomi o abbia avuto un contatto diretto o sospetto positivo, la Lombardia considera i test insostenibili per la rete dei laboratori, in sovraccarico da giorni. Mentre la Provincia autonoma di Bolzano propone uno screening obbligatorio, a fronte del test settimanale volontario già in atto, per tutti gli alunni al rientro. «Gli studenti potrebbero benissimo ricominciare il 10 e non il 7 solo se questi due giorni servissero a garantire un ritorno in sicurezza magari attraverso una campagna di screening a campione» per l’assessore dell’Istruzione della Regione Sardegna Andrea Biancareddu.

    QUARANTENA

    Le Regioni sono al lavoro per una nuova proposta da avanzare al Governo in merito alle quarantene nelle scuole elementari e in prima media: l’intenzione è quella di eliminare la distinzione tra vaccinati e non, nel caso di più contagi in una classe. Iil nuovo punto di confronto dovrebbe riguardare la definizione di un numero minimo di contagi in classe, 3 o 4 che permetta indistintamente a tutti gli alunni di andare in Dad. Sotto questa cifra, si prevede l’autosorveglianza per tutti gli alunni.

    DAD AI NON VACCINATI

    Ha tenuto banco tutto il giorno la polemica sulla Didattica a distanza per i ba

    mbini non vaccinati in caso di positivi in classe, con alcuni presidenti di regioni e l’associazione dei presidi contrari. «Io penso che mandare in Dad i bambini non vaccinati, quando non c’è l’obbligo, sia discriminatorio» ha dichiarato il presidente del Veneto Luca Zaia. Nettamente contrari anche i sindacati che oggi dalle 14,30 incontreranno il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. All’ordine del giorno le novità decise dalla legge di bilancio, ma soprattutto le modalità del rientro a scuola.


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