Twitta “contro” Orsini. E il profilo si blocca. Cos’è successo a Nobili

Apr 26, 2022

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    L’onorevole Luciano Nobili, esponente d’Italia Viva, si è ritrovato il profilo Twitter bloccato, dopo aver attaccato una posizione espressa dal professor Alessandro Orsini rispetto alla guerra in Ucraina e dopo aver postato una foto della reporter Francesca Mannocchi. Secondo l’esponente di Iv, oltre alla necessità di porre il tema della “democraticità” di internet, bisogna anche contrastare la cancel culture, che è un aspetto centrale nella regolamentazione odierna della libertà di espressione. E l’avvento di Elon Musk su Twitter non sembra una cattiva notizia.

    Onorevole Nobili, bastano davvero un attacco ad Orsini ed una foto, peraltro nota e giornalistica, per ricevere una sospensione da Twitter?

    “Evidentemente sì. E il bello è che non so neanche se è una decisione presa da una persona in carne ed ossa dopo aver letto e valutato o magari da un programma sulla base di un algoritmo. Non c’è abbastanza attenzione politica e pubblica su questo tema: ha a che fare con la libertà di espressione, a maggior ragione se si tratta di quella di un esponente politico. Ho ripubblicato una foto pubblicata da una bravissima giornalista come Francesca Mannocchi e ho criticato duramente le elucubrazioni filorusse del prof Orsini. Come posso essere bloccato per questo? Un post politico corredato da una immagine giornalistica come può essere tacciato di crudeltà o addirittura sadismo?”

    Poi le hanno sostanzialmente chiesto di ammettere di aver sbagliato.

    “Già. Non solo una censura inaccettabile ma anche una pretesa degna di uno scenario orwelliano. Ti sblocchiamo se ammetti di aver sbagliato.
    No, caro Twitter, hai sbagliato tu, non io. Detesto le opinioni di Orsini, ad esempio, e le critico sempre, ma non mi sognerei mai di chiedere che non potesse scriverle”.

    Ieri è arrivata la notizia della acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk. Un passo in avanti per la libertà di espressione?

    “Non lo so, lo vedremo. Molte delle cose che dice rispetto alla libertà di opinione e al contrasto di un eccessivo anonimato in rete le condivido. Il limite è e deve essere la legge. D’altronde è lo stesso principio che ispira il Digital Act europeo: quello che è fuori legge, deve esserlo anche in rete, quello che è consentito dalla legge deve essere consentito anche in rete. Di certo non condivido la levata di scudi. Twitter è una fonte di disinformazione già oggi. La propaganda di odio, le minacce, la violenza ci sono già oggi. Basta farsi un giro sui profili social miei e di molti miei colleghi. In particolare chi come me si batte contro populisti e sovranisti è oggetto quotidiano di insulti, minacce, odio”.

    Del resto quanto successo a lei, onorevole Nobili, sa molto di cancel culture.

    “La cancel culture non mi piace affatto. La dottrina cattolica insegna che va punito il peccato, non il peccatore. Noi siamo arrivati al paradosso contrario. Tolleranza per il peccato, lapidazione del peccatore. E in ogni caso l’azione non può essere guidata da un algoritmo se questo algoritmo non è pubblico e se non ci sono delle garanzie. Io sono un fanatico degli aspetti positivi dei social networks ma noi per anni abbiamo trascurato un tema fondamentale, un tema che ha a che fare con la democrazia e la libertà: la privatizzazione del nostro dibattito pubblico, delle nostre opinioni, dei nostri dati, dei nostri ricordi, delle nostre voci, che possono essere accese o silenziate secondo le scelte di piattaforme private. Con una sproporzione straordinaria fra i diritti e le responsabilità dell’utente e del gestore. Il patto tacito è: io ti genero traffico, tu dai spazio alle mie opinioni. Ma se questo equilibrio salta, il patto non regge”.

    La sinistra, ci pare di capire, non può essere quella immaginata da chi ha governato le logiche Twitter sino ad ora. Corretto?

    “La sinistra dovrebbe porsi questo tema, complesso, globale, decisivo per il futuro: una governance più democratica della rete”.

    Anche Macron è contro la cancel culture, come saprà.

    “Anche per questo sono felice di averlo sostenuto da sempre, sin dall’inizio, in un rapporto di amicizia reciproca fra En Marche e Italia Viva. A differenza del M5S che ieri stava voi gilet gialli e oggi non sa scegliere tra Macron e Le Pen noi sappiamo scegliere benissimo. Non c’è nessun provincialismo nel costruire una solidarietà e una collaborazione europea tra riformisti. Mi ha colpito, a proposito di questo tema, il rispetto che macron ha mostrato per tutta la campagna elettorale verso i propri avversari. Il vero tema è la distinzione fra informazioni – che devono essere sempre verificate – e opinioni, che devono essere libere, anche quando non ci piacciono. Soprattutto quando non ci piacciono. La differenza con la Russia di Putin si misura anche su questo. Se un’opinione ha successo va contrastata con un’opinione migliore, non censurandola. In politica non basta aver ragione, bisogna aver la capacità di convincere gli altri della tua ragione, senza paura. Anche questo, insegna la vittoria di Macron”.


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