Uccisa al parco: tribunale, ‘un giudice non è chiaroveggente’

Nov 23, 2021

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    Un giudice non ha poteri di chiaroveggenza, non può sapere ciò che accadrà dopo, stante la imprevedibilità delle reazioni umane”. Lo dice all’ANSA la presidente del tribunale di Reggio Emilia Cristina Beretti, sul caso di Juana Cecilia Loayza, uccisa dall’ex, libero con la condizionale dopo il patteggiamento dello stalking. Quanto accaduto “non è altro che ciò che accade in decine e decine di processi per reati analoghi”. Pm e giudici “applicano la legge, applicano misure cautelari richieste dal Pm calibrando le scelte a seconda del caso concreto, condannano alla pena che appare equa in relazione al caso sottoposto al loro vaglio”.

    Le valutazioni che un giudice è chiamato a compiere, prosegue il ragionamento Beretti, “devono essere le stesse per tutti: comprensione del contesto, accertamento del fatto, applicazione della norma. Diversamente – continua Beretti – si dovrebbero prevedere categorie di autori per i quali i principi costituzionali non sono applicabili e, questo, è contrario ad un sistema penale di una società liberal democratica”. L’indagato, Mirko Genco “era persona priva di precedenti penali”, ricorda Beretti. “È stato sottoposto a misura cautelare, gli è stata applicata la pena di due anni di reclusione, aveva iniziato la frequentazione di un centro di recupero, condizione necessaria per poter avere la sospensione condizionale della pena”.

    La presidente dell’ufficio giudiziario reggiano, poi, definisce “gravissimo”, quanto accaduto, cioé “la soppressione di una vita da parte di un altro essere umano è quanto di più grave possa esservi”. Ma “da qui a cercare responsabilità o capri espiatori su chi non ha fatto altro che applicare la legge, come accade ogni giorno nei tribunali per fatti del tutto analoghi e che nella stragrande maggioranza dei casi hanno epiloghi del tutto differenti, credo che ce ne corra”, afferma.

    “Il discorso sarebbe molto lungo perché far comprendere cosa significhi davvero il mestiere di giudice, cosa ci sia dietro ad ogni decisione, quale sia il travaglio che accompagna ogni provvedimento, mi rendo conto che sia impresa sempre più ardua”, conclude Beretti.


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