Ucraina, Kiev: dipendiamo dalle armi dell’Occidente. ‘Putin celebra Pietro il Grande e si paragona a lui’

Giu 10, 2022

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    Nei commenti rilasciati alle tv russe in occasione del 350mo anniversario dalla nascita di Pietro il Grande, il presidente russo Vladimir Putin si è paragonato allo zar tracciando un parallelo tra quelle che ha descritto come le loro due imprese storiche gemelle per riconquistare le terre russe.

    La corte suprema della sedicente Repubblica Popolare del Donetsk ha condannato a morte i ‘mercenari’ britannici Aiden Aslin e Shaun Pinner e il marocchino Saaudun Brahim, che combattevano per l’esercito ucraino, ma ‘possono chiedere la grazia’.

    E l’Ue accelera sul via libera alla concessione dello status di candidato all’Ucraina. Dopo aver esaminato le due parti del questionario consegnato da Kiev a Bruxelles su impegni e requisiti per ottenere lo status, la settimana prossima Bruxelles potrebbe varare l’attesa raccomandazione.

    Intanto proseguono gli scontri: bombardato l’impianto chimico Azot a Severodonetsk, dove sono rifugiati circa 800 civili. Zelensky avverte: “Il destino del Donbass viene deciso lì”.

    Ucraina, bombardamenti a Severodonetsk: colonne di fumo si innalzano sulla citta’


    KIEV
    – Il vice capo dell’intelligence militare ucraina Vadym Skibitsky ha dichiarato che l’Ucraina sta perdendo contro la Russia in prima linea e che ora dipende quasi esclusivamente dalle armi provenienti dall’Occidente per tenere a bada la Russia: “Questa è ormai una guerra di artiglieria. I fronti sono ora il luogo in cui si deciderà il futuro e stiamo perdendo in termini di artiglieria. Tutto ora dipende da ciò che l’Occidente ci dà”, ha detto al Guardian.

    MOSCA – Nei commenti rilasciati alle tv russe in occasione del 350mo anniversario dalla nascita di Pietro il Grande, il presidente russo Vladimir Putin si è paragonato allo zar tracciando un parallelo tra quelle che ha descritto come le loro due imprese storiche gemelle per riconquistare le terre russe: “A quanto pare, spetta anche a noi restituire (ciò che è della Russia) e rafforzare (il Paese). Se partiamo dal fatto che questi valori fondamentali costituiscono la base della nostra esistenza, riusciremo sicuramente a risolvere i compiti che abbiamo di fronte”, ha detto, citato dal Guardian.

    “L’operazione speciale si sta sviluppando secondo i piani militari inizialmente previsti”: lo ha detto il rappresentante permanente di Mosca presso l’Onu, Vasily Nebenzya, riferendosi all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Intervistato dalla Bbc, riporta la Tass, il diplomatico russo ha sottolineato che “nessuno aveva promesso di concludere (l’operazione) in tre o sette giorni. Alcuni esperti dicono: ‘l’operazione speciale russa è ora in stallo e non sta procedendo al ritmo che era stato inizialmente previsto’. Ma il progresso è in corso. Questo è chiaro”. Nebenzya ha quindi spiegato che “uno dei motivi del cosiddetto ritmo lento è che non stiamo prendendo di mira le infrastrutture civili”: le truppe “stanno solo colpendo obiettivi militari e questo richiede tempo”.

    LA CONDANNA A MORTE – I capelli rasati, lo sguardo fisso dietro le sbarre della gabbia. Aiden Aslin e Shaun Pinner, britannici, e Saaudun Brahim, marocchino, hanno ascoltato in silenzio la sentenza che li ha condannati a morte al termine di un processo “farsa” andato in scena in un tribunale del Donetsk occupato da Mosca che si autodefinisce Repubblica Popolare. L’accusa è di aver combattuto come mercenari a fianco delle truppe ucraine in base all’articolo 430 del codice penale del territorio separatista filorusso. I due britannici e il marocchino non saranno probabilmente giustiziati – il tribunale ha fatto sapere che hanno un mese di tempo per ricorrere in appello e chiedere la grazia – ma il messaggio al mondo è chiaro: russi e filorussi non guardano in faccia a nessuno, con una punta d’odio in più contro chi ha combattuto in quella battaglia di Mariupol che inevitabilmente finirà sui libri di storia. E altri combattenti che hanno resistito per settimane nell’acciaieria Azovstal, gli ucraini del battaglione Azov catturati, saranno processati entro la fine dell’estate, ha comunicato il leader del Donetsk Denis Pushilin. In totale 2.439 soldati. “Profondamente preoccupato” il governo di Boris Johnson che ha affidato la prima durissima reazione alla sentenza a un portavoce di Downing Street. “Abbiamo ripetutamente detto che sono prigionieri di guerra, che non vanno strumentalizzati a scopi politici e che hanno diritto all’immunità in base alla Convenzione di Ginevra”. La titolare del Foreign Office, Liz Truss, ha espresso “totale condanna” per la sentenza, ribadendo che sono “prigionieri di guerra, imputati in un processo farsa che non ha assolutamente alcuna legittimità”. Perché tali sono, anche se la propaganda putiniana finge di ignorarlo. Aslin, 28 anni, originario di Newark nel Nottinghamshire, si è trasferito in Ucraina, a Mykolaiv, nel 2018 e si è arruolato come marine nell’esercito ucraino. Anche Pinner, 48 anni, originario del Bedfordshire ed ex militare nell’esercito britannico, vive in Ucraina da quattro anni, è sposato con una cittadina ucraina e fa, anzi faceva, l’istruttore delle forze armate di Kiev. Ed è su di lui che si è concentrata la controffensiva mediatica. “Shaun Pinner era nella lista dei ricercati nel Regno Unito per aver preso parte ad azioni di combattimento in Iraq e Siria ed è stato riconosciuto come terrorista nel Regno Unito”, hanno scritto i giudici nella sentenza che ha poco di giuridico e molto di politico.

    BOMBE SULL’AZOT – L’assalto all’Azot è cominciato. Come avvenuto per quasi tre mesi nell’acciaieria Azovstal di Mariupol, anche la fabbrica chimica di Severodonetsk rappresenta l’ultimo baluardo di una città ormai di fatto in mani russe. E per prenderne il controllo, costringendo le persone barricate a uscirne, la strategia di Mosca punta di nuovo sui bombardamenti a tappeto. Nella struttura restano rifugiati circa 800 civili – 600 residenti nei bunker e 200 dipendenti rimasti per disinnescare potenziali disastri ambientali, in un impianto che ha sospeso la produzione ma resta pieno di sostanze pericolose -, accanto a cui, secondo i filorussi, si sarebbero nascosti anche alcune unità di soldati ucraini in ritirata. L’area è stata bombardata a più riprese e i raid hanno colpito almeno due officine, tra cui una per la produzione di ammoniaca. Il governatore del Lugansk, Serhiy Gaidai, ha spiegato che al momento non ci sono informazioni chiare sulla sorte delle persone intrappolate all’interno, tra difficoltà comunicative che ricordano anch’esse l’assedio di Mariupol. A Severodonetsk, le truppe di Vladimir Putin hanno concentrato da alcune settimana la loro potenza di fuoco e, secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, è lì che potrebbe decidersi la sorte di tutto il Donbass. Gli assalti, ha spiegato il governatore, continuano nella zona industriale, dopo aver fatto terra bruciata dell’area residenziale. Una volte soverchiate le difese, i russi si sono ritirati alla periferia della città per spazzare via a suon di bombardamenti le ultime unità di Kiev, che come i 10-11 mila residenti rimasti non riescono più a evacuare il perimetro urbano. I raid hanno provocato nelle ultime ore altre 4 vittime civili. Ma gli ucraini stringono i denti, provando a trascinare il più possibile la battaglia, convinti che, come ha detto il governatore, con le armi “a lungo raggio” attese dagli alleati occidentali, la città potrebbe essere ripesa “in 2-3 giorni”.


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