“Un errore il no alla riforma del Csm”

Dic 22, 2021

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    Ilaria Perinu, pm a Milano, è stata eletta nel Direttivo dell’Associazione nazionale magistrati, la seconda più votata per Magistratura indipendente.

    All’Anm vince la linea di Area, Unicost e A&I, «fermamente contraria» alla riforma elettorale del Csm proposta dalla Cartabia, ma per Mi questo «secco no» è un errore. Perché?
    «Perché appare come un no al cambiamento, la volontà di mantenere lo status quo o per dirla come Tommasi di Lampedusa cambiare tutto per non cambiare niente. Il sistema proporzionale difeso da Area, Unicost e A&I, consente di mantenere una ripartizione dei seggi nel Csm corrispondenti alla forza delle singole correnti. Il maggioritario a turno unico, con più collegi binominali e nel rispetto della parità di genere, favorirebbe le candidature, anche indipendenti, di magistrati di elevata professionalità e qualità apprezzati nei loro distretti».

    La sua collega Nicotra sulla mailing list dell’Anm ricorda che a luglio 2020 le correnti di sinistra descrivevano all’allora ministro Bonafede i vantaggi del sistema maggioritario, mentre ora lo bocciano. Come lo spiega?
    «Credo che i recenti risultati elettorali, in cui Mi è diventata il gruppo di maggioranza relativa, abbiano indotto Area a contraddirsi. Evidentemente non si aspettavano il messaggio delle urne: fiducia e sostegno al gruppo che porta avanti proposte chiare, a tutela delle condizioni di lavoro dei magistrati, affrontando le responsabilità collettive derivanti dalla degenerazione correntizia senza ipocrisie».

    Sembra però che malgrado gli scandali, Palamara in testa, non si voglia cambiare il sistema.
    «C’è il rischio che passi questo messaggio, ecco perché Mi è a favore del cambiamento del sistema elettorale in senso maggioritario binominale con i correttivi (parità di genere e sorteggio per aumentare i candidati) ipotizzati nella riforma Cartabia. Ma il cambiamento dipenderà da meccanismi che incidano su possibili collateralismi con la politica, per questo vedo con favore l’introduzione, nel rispetto delle norme costituzionali, di ulteriori limiti al rientro in ruolo di magistrati che abbiano scelto di svolgere funzioni politiche».

    L’Anm però si oppone alla chiusura delle porte girevoli tra magistratura e politica e anche alle nuove valutazioni professionali. Come la pensa?
    «Il sistema di valutazioni professionali in discussione ricorda le pagelle scolastiche ed appare semplicistico se si considera che ogni 4 anni la professionalità del magistrato viene valutata su numerosi parametri poco inclini ad essere riassunti in formule di stile. Il passaggio più delicato però, riguarda il ruolo dell’avvocatura. Oggi gli avvocati partecipano ai Consigli giudiziari ma non vi sono meccanismi di incompatibilità rispetto allo svolgimento dell’attività professionale in quel distretto. Per questo non possono avere una diritto di voto sulle valutazioni del magistrato dinanzi al quale poi andranno in udienza».

    La fiducia nella magistratura è ai minimi storici eppure l’Anm non teme di apparire troppo corporativa.
    «Come ha più volte affermato il presidente Mattarella, la maggioranza dei magistrati è estranea alla modestia etica emersa dallo scandalo Palamara. Occorre restituire all’opinione pubblica l’immagine di questa magistratura, laboriosa ed efficiente come emerge dal Rapporto Cepej (che compara i dati degli Stati del Consiglio d’Europa), con iniziative come quelle dell’Anm a tutela della legalità nei singoli tribunali. Però, di fronte a singole responsabilità accertate, bisogna intervenire con severità verso coloro che sbagliano, senza ipocrisia e con trasparenza».


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