‘Un milione di ucraini deportati in Russia’

Apr 25, 2022

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       Un milione di ucraini è in Russia: non è la nuova denuncia di Kiev, che parla di “deportazioni forzate”, ma i dati ufficiali di Mosca forniti dal servizio di sicurezza Fsb alla Tass. Solo nelle ultime 24 ore, oltre 10mila “cittadini delle regioni di Lugansk e Donetsk”, teatro della massiccia offensiva militare russa, hanno lasciato le zone di combattimento e “sono riparati a Rostov”, recita il comunicato. E tra un milione di persone, o quasi perché i numeri ufficiali parlano di 951.329 evacuati, ci sono oltre 174mila bambini.

        Il leader ucraino Volodymyr Zelensky ha più volte accusato Mosca di aver costretto i civili ucraini a fuggire dalla guerra per finire in territorio russo dopo “umilianti interrogatori” e la confisca dei documenti di identità, evocando anche possibili “sparizioni di massa”. Di tutt’altro orientamento la narrativa russa, che parla di “esodo volontario” e sottolinea come diverse centinaia di migliaia di ucraini abbiano già la cittadinanza russa: pochi giorni prima dell’inizio delle ostilità, sono stati 720mila i passaporti rilasciati con procedura d’urgenza a residenti delle regioni separatiste; altrettanti quelli rilasciati negli anni precedenti, a cominciare dalla Crimea.

        L’esistenza di “centri di filtraggio” o controllo è confermata da ambo le parti e dalle testimonianze: “Mi hanno fotografato e preso le impronte. Poi hanno iniziato a cercare nel telefono, a chiedermi cosa pensassi dell’Ucraina e di Putin, se avessi amici militari, è stato degradante”, ha raccontato ad esempio una ragazza poi riuscita a entrare in Ue, dopo essere passata per San Pietroburgo. La stessa procedura viene raccontata da diversi profughi ai media russi, quello che cambia è che i testimoni parlano della “necessità di controllare la presenza di eventuali disertori o provocatori ucraini”. Le fonti ufficiali russe precisano che la caccia è ai “nazionalisti ucraini che tentano di entrare in Russia per evitare di essere puniti”.

        C’è poi il “caso Vladivostok”: qui, nell’estremo oriente russo davanti alle coste del Giappone, a quasi 7mila chilometri da Kiev, è arrivato un gruppo di oltre 300 profughi, in gran parte donne, giovani e anziani. Ci sono anche “90 bambini” che secondo i media di Kiev ora dovranno patire condizioni “inumane”. Un rifugiato arriva da Mariupol, prima lavorava all’acciaieria Azovstal. Intervistato dal giornale della città racconta di “aver scelto” questa collocazione per non dover aspettare troppo, “per iniziare un nuovo lavoro e lasciarmi alle spalle la guerra”.  


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