Un politico dopo SuperMario. L’ultimo trucco anti-urne per calmare i parlamentari

Gen 8, 2022

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    Un governo politico come zattera di salvataggio per i parlamentari, fino al termine della legislatura nel 2023, in caso di trasloco del premier Mario Draghi da Palazzo Chigi al Quirinale. È il piano al quale lavorano Dario Franceschini, Matteo Renzi e Luigi Di Maio. I primi due punterebbero anche a un secondo obiettivo: la sostituzione al vertice del Pd di Enrico Letta con Stefano Bonaccini. Il ministro degli Esteri, con un anno in più, guadagnerebbe tempo per soffiare dalle mani di Giuseppe Conte la leadership del M5S. La corsa di Draghi verso il Colle si incrocia, dunque, con le ambizioni di Franceschini, Renzi e Di Maio. Il leader Iv avverte: «Continuano a dire che siamo ininfluenti sul Quirinale, ma poi si vedrà», ribatte nel corso della presentazione della candidatura di Valerio Casini per le suppletive del collegio Camera Roma. L’ostacolo vero, da superare, lungo la strada che porta l’ex numero della Bce da Palazzo Chigi al Quirinale, è la fine anticipata della legislatura. Decine di parlamentari sono terrorizzati dall’idea di rimanere un anno di stipendio e poltrona. Timore che potrebbe diventare una certezza con l’elezione di Draghi alla presidenza della Repubblica. Rimettere in piedi un esecutivo, il quarto della legislatura, non è operazione semplice. Soprattutto se i leader dei principali partiti (Meloni, Salvini, Letta e Conte) spingono, con ragioni e prospettive diverse, per andare al voto. Stavolta, serve una maggioranza politica che appoggi la formazione di un esecutivo che conduca il Paese al voto nel 2023. La formula, evocata da qualcuno, del «governo fotocopia» è una boutade: la staffetta a Palazzo Chigi tra Draghi e un tecnico (Marta Cartabia o Daniele Franco) non è una strada percorribile. Il primo effetto sarebbe l’addio della Lega, che si riposizionerebbe all’opposizione nell’ultimo anno della legislatura per recuperare terreno e consensi. «Difficile – ragionano i fedelissimi del ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti che Matteo Salvini possa decidere di mettersi all’opposizione in un governo Draghi». Scenario (l’uscita della Lega dal governo) che diventerebbe, però, concreto nell’ipotesi della formazione di un esecutivo politico. È questa l’opzione a cui lavorano Di Maio, Renzi e Franceschini: una maggioranza Pd-Iv-M5s, allargata al gruppo Misto e alle truppe di parlamentari terrorizzate dalle elezioni anticipate. Un governo che nascerebbe con una maggioranza risicata e che difficilmente sarebbe in grado di affrontare le emergenze. Che però salverebbe la legislatura in caso di trasloco di Draghi al Colle. Per la poltrona di capo dell’esecutivo le opzioni sono tre: il favorito è il ministro della Cultura Dario Franceschini. Ma in orbita Pd sono alte le quotazioni anche del ministro della Difesa Lorenzo Guerini, profilo che offrirebbe garanzie agli alleati Usa e che andrebbe bene al leader di Italia Viva. Più defilata l’opzione «Di Maio premier»: il ministro degli Esteri potrebbe contare sul gradimento di Draghi e sul via libera di Renzi. Le insidie arriverebbero dal Pd costretto ad appoggiare il secondo esecutivo a guida grillina. I dem riuniscono la direzione nazionale il 13 gennaio: la partita per il Quirinale diventa decisiva per il futuro di Enrico Letta. Con Draghi al Colle e Franceschini (o Guerini) a Palazzo Chigi, la poltrona del segretario ritornerebbe in bilico. Un anno è un tempo troppo lungo per reggere e rinviare un congresso che potrebbe spianare la strada all’ascesa del governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini.


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