• Un reporter italiano ferito. È guerra di propaganda

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    Dal letto d’ospedale, con un filo di voce, racconta che era «su un taxi per un reportage. Siamo andati ad Oleksandrivka» zona rossa sul fronte sud, vicino a Kherson, dove ucraini e russi combattono duramente. Mattia Sorbi, giornalista freelance, aggiunge: «Ci avevano detto che (la strada) era sicura», ma nella zona di contatto nulla è certo, soprattutto se non ti accompagnano i militari. Alla fine dice solo «mina» indicando la parte bassa del corpo dove è stato gravemente ferito a una gamba e allo stomaco. Il giornalista di 43 anni è visibilmente provato, ma stabile con il sondino, alcune escoriazioni sul capo, sul petto e altre cannule dopo un intervento di urgenza che lo ha salvato a Kherson. L’ospedale è sotto il controllo delle forze russe. Nel video fatto circolare dal ministero della Difesa di Mosca, il ferito elenca, dolorante e con le palpebre abbassate, le testate italiane che lo hanno ingaggiato: Radio 24, Rai 1 e Repubblica. Spesso i freelance come Sorbi vengono illusi con il miraggio di un posto fisso, che poi non arriva ma e utilizzati un po’ come carne da cannone, usa e getta. Non a caso il 28 agosto da Odessa aveva annunciato che sarebbe andato in prima linea a Kherson così Repubblica mi assumerà. Mattia già in Afghanistan, lo scorso anno, era arrivato per primo a Kabul conquistata dai talebani con un taxi dall’Uzbekistan assumendosi una buona dose di rischio, ma cominciando a scrivere per il grande quotidiano nazionale.

    Questa volta è andata male. Un contatto fra i militari ucraini aveva promesso a Sorbi che poteva arrivare a ridosso di Kherson. Forse la cosiddetta zero line, la prima linea di difesa dove bombardamenti e combattimenti sono continui. Non a caso ha superato l’ultimo posto di blocco ucraino, impresa non facile, ma ha fatto l’errore di proseguire su un taxi, non con i militari magari in un veicolo blindato. A un certo punto, molto vicino alle linee delle truppe di Mosca, è saltato su una mina. Dalle immagini girate dai russi della macchina bianca, che non si è ribaltata, ma appare ammaccata e annerita su un fianco, non poteva essere un ordigno anti carro. Altrimenti non sarebbe rimasto nulla. Probabilmente si trattava di una mina anti uomo, con meno esplosivo, che in ogni caso ha ucciso l’autista e ferito gravemente Sorbi.

    A questo punto entra in gioco la versione del ministero della Difesa russo. «Mentre eravamo di guardia, abbiamo sentito un’esplosione. Quando siamo arrivati alla macchina ci siamo resi conto che avevamo davanti uno straniero che non parlava bene il russo» – sostiene Oleksiy, un militare intervistato da Zvezda, il canale tv legato alla Difesa di Mosca. «Era un giornalista italiano, milanese, si chiama Mattia – racconta – Gli hanno prestato il primo soccorso, poiché aveva ferite multiple da schegge». Poi è stato portato con una barella di fortuna verso Kherson. «I militari ucraini ci hanno sparato contro, ma l’operazione si è conclusa senza perdite» dichiara Oleksiy. I russi accusando addirittura Kiev di avere mandato avanti deliberatamente Sorbi per farlo saltare in aria e incolpare le truppe di Mosca. Ovviamente sostengono che la mina fosse ucraina. Una versione da guerra di propaganda, che si combatte parallela a quella vera. L’unico dato certo è che il freelance italiano non dava più notizie dal 31 agosto. Ieri la Farnesina ha confermato di essere «in contatto costante con il giornalista. È curato e abbiamo notizie positive sullo stato di salute. Stiamo lavorando per farlo rientrare, in sicurezza, in Italia, appena possibile». Lo stesso Sorbi in un post su Facebook ha scritto «sto bene e sono al sicuro» ringraziando gli amici «per la vostra solidarietà e per tutto l’affetto che state dimostrando in questi giorni». Il Forrest Gump del giornalismo italiano, come lo aveva soprannominato a Kabul chi scrive, è un civile non belligerante, che ha diritto ad un’evacuazione rapida con assistenza medica. La Croce rossa internazionale potrebbe organizzare l’operazione in sicurezza.


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