Una “manina” toglie il tetto agli stipendi dei manager statali. Lite governo-partiti

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È l’ultimo accordo della legislatura morente, il colpo di coda della politica che nonostante la campagna elettorale giunta ormai al suo culmine riesce a chiudere un accordo in extremis e a sbloccare il decreto Aiuti bis. Un provvedimento che fa scattare la soddisfazione di tutte le forze politiche, ma che nel giro di poche ore subisce un doppio contraccolpo: uno di ordine giudiziario con l’apertura di un fascicolo della procura di Roma sul mancato pagamento da parte delle società energetiche della tassa sugli extraprofitti, un altro di ordine politico con l’approvazione di un emendamento – pensato per le forze armate – che cancella il limite massimo dei 240mila euro per le retribuzioni per alcune figure apicali di Palazzo Chigi e dei ministeri.

La tensione si alza soprattutto attorno all’emendamento presentato da Forza Italia per consentire alle figure apicali delle forze armate – al capo della polizia, direttore generale della pubblica sicurezza, al comandante generale dell’Arma, al comandante generale della Gdf, al Capo del Dap, così come agli altri capi di stato maggiore – un trattamento economico in deroga al tetto massimo dei 240mila euro. «Il problema» spiegano da Forza Italia «è che una manina ha aggiunto altre figure di Palazzo Chigi come i Capi Dipartimento della Presidenza del Consiglio e dei ministeri, il Segretario generale di Palazzo Chigi e quelli dei ministeri. Mario Draghi dovrebbe cercare lì». Da Palazzo Chigi invece si fa notare che «si tratta di un emendamento parlamentare inserito in un provvedimento che nulla ha a che vedere con il tema delle retribuzioni» e il Ministero dell’Economia sottolinea di «avere offerto solo un contributo tecnico sulle coperture». Il testo sarebbe stato votato in commissione, prima dell’approdo in Aula, da Fi, Pd ed Iv con l’astensione di Fdi, Lega e M5s. Ma le forze politiche già promettono una immediata correzione, non senza polemiche. «Impegniamo il governo a modificare la norma e ripristinare il tetto nel primo provvedimento utile e cioè nel dl aiuti ter», spiegano Debora Serracchiani e Simona Malpezzi, presidenti dei gruppi Pd, con Letta che parla di «errore fatale». Anche «Italia Viva è contraria, no a passi indietro» dice Davide Faraone. Una cancellazione che dovrebbe concretizzarsi già nei prossimi giorni nel Dl Aiuti Ter.

La buona notizia invece è il via libera all’emendamento sul Superbonus. Dopo il passaggio nelle commissioni, nel pomeriggio arriva il voto favorevole dell’Aula del Senato al decreto Aiuti bis con 182 voti favorevoli, nessuno contrario e 21 astenuti. Domani sarà la volta della Camera. Il governo vuole che si proceda spediti perché è già in pista il terzo pacchetto di aiuti, da 12-13 miliardi. Le forze politiche festeggiano e cercano di intestarsi il merito dell’accordo, con Giuseppe Conte in prima fila. «Ora Letta chieda scusa e con lui anche tutti gli altri. Grazie al Movimento e a quelli che Letta ha chiamato piccoli calcoli elettorali oggi è stata trovata una soluzione per 40mila imprese edilizie». La replica arriva ancora da Simona Malpezzi: «È Conte che deve chiedere scusa per avere fatto ritardare l’approvazione». Repliche caustiche anche dalla Lega. «La norma è frutto della proposta avanzata dal sottosegretario al Mef Federico Freni. C’è chi è esperto di imprese e di lavoro (la Lega) e chi lo è di Dpcm e banchi a rotelle (il Movimento 5 Stelle)». E la sottosegretaria alla Transizione Ecologica Vannia Gava rivendica la mediazione della Lega. Di «vittoria per Forza Italia» parla l’azzurra Erika Mazzetti «in particolare per il ridimensionamento della responsabilità solidale».

Di tempo per festeggiare però ce n’è poco. La procura di Roma apre un fascicolo sugli extraprofitti delle aziende del settore energetico e chiede alla Guardia di Finanza un’informativa. È la risposta a un esposto, firmato da Angelo Bonelli ed Eleonora Evi per Europa verde, e da Nicola Fratoianni per Sinistra italiana, con cui si chiede di verificare «se siano stati commessi reati di evasione e frode fiscale» e di «valutare se procedere nel sequestro preventivo delle somme evase».


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