Usa e Uk, no a crittografia che impedisce accesso a telefoni

Stati Uniti e Regno Unito sono tra i sette Paesi che hanno firmato una nuova dichiarazione di allarme sui rischi derivanti dalla crittografia più “spinta”, che tiene smartphone e chat al sicuro da occhi indiscreti impedendo però l’accesso anche ad agenzie governative e a forze di polizia. La dichiarazione – promossa da Australia, Canada, Nuova Zelanda, India e Giappone – torna a chiedere alle aziende tecnologiche di collaborare con i governi e, in sostanza, di predisporre “backdoor”, cioè porte sul retro che permettano alle autorità di accedere a software e dispositivi in caso di necessità.

“Sosteniamo una crittografia avanzata, che svolge un ruolo cruciale nella protezione dei dati personali, della privacy, della proprietà intellettuale, dei segreti commerciali e della sicurezza informatica”, è l’incipit della dichiarazione, dove si evidenzia l’importanza della crittografia anche per proteggere giornalisti e difensori dei diritti umani nei Paesi repressivi.

Tuttavia determinati utilizzi della crittografia “pongono sfide significative alla sicurezza pubblica”, ad esempio quella dei “bambini sfruttati sessualmente”, evidenziano i firmatari.

Per questo “esortiamo l’industria a rispondere alle nostre serie preoccupazioni laddove la crittografia viene applicata in un modo che preclude qualsiasi accesso legale ai contenuti”.

La richiesta, firmata per gli Usa dal procuratore generale William Barr, è l’ultimo atto di una battaglia che da anni vede su fronti contrapposti le aziende tecnologiche e le autorità nazionali. Uno degli scontri più emblematici è quello del 2016 tra Apple e l’Fbi per lo sblocco dell’iPhone di uno dei responsabili della strage di San Bernardino.
   


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