“Usa i bambini per attaccare noi”. Le Famiglie Arcobaleno contro la Meloni

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Le famiglie arcobaleno contro Giorgia Meloni. Di nuovo. Sull’onda lunga del confronto tv con Enrico Letta, della contestazione sul palco durante il comizio di Cagliari e della contrarietà da parte della leader di FdI alla possibilità che le coppie omogenitoriali possano adottare dei figli, gli attacchi alla Meloni continuano.

Sebbene abbia spiegato che il suo partito non intende cambiare la legge sulle unioni civili, pur restando fermamente convinta che un bambino abbia diritto “ad avere una mamma e un papà”, le associazioni arcobaleno continuano a sostenere che si tratti solo di concezioni “novecentesche”, e che l’orientamento sessuale delle persone non influisca sulla qualità impressa ad un ambiente familiare. “Nel mondo reale le famiglie arcobaleno aumentano e in Italia, nonostante una mancata legge, vengono riconosciute a colpi di sentenze. Ci sono già migliaia di bambini con due mamme o con due papà”, ha spiegato in un’intervista a L’Espresso Alessia Crocini, presidente di Famiglie Arcobaleno. Secondo lei “impedire a una persona di diventare genitore per il suo orientamento sessuale non è un’idea ma discriminazione”.

Fdl accostata al paranazismo

Alessia Crocini, poi, ripropone associandolo alla Meloni lo “spettro” di Polonia e Ungheria: “Solo in Italia, Ungheria o Polonia, le destre usano l’omofobia come argomento acchiappavoti, nel resto d’Europa un leader anche conservatore ha posizioni avanzate sui diritti civili”. Liquidando come “esperienza personale” il riferimento che Giorgia Meloni fa alla sua storia familiare, il presidente di Famiglie Arcobaleno si abbandona ad delle accuse che accosterebbero FdI al “paranazismo”, alla selezione delle persone in base alla razza, al censo e alle loro condizioni fisiche: “A questo punto mi chiedo se Fratelli d’Italia impedirà alle persone sotto un certo reddito di mettere al mondo dei figli. E visto che l’Italia è ancora un paese razzista, forse metterà l’essere bianchi come condizione migliore per un bambino, o l’essere abili. Se il papà nella visione dei conservatori deve essere l’uomo, maschio, virile che porta sulle spalle il figlio e gli insegna a giocare a calcio, forse anche un uomo in sedia a ruote per loro non sarebbe la scelta di serie A per un bambino”.

Infine, immancabile, l’utilizzo strumentale della migrazione di massa e delle persone che purtroppo muoiono in mare. “La realtà dei fatti è che i bambini, di cui le destre si riempiono la bocca per mera propaganda, non gli interessano, a partire da quelli che ogni giorno muoiono in mare o sulle rotte balcaniche per raggiungere il nostro paese. Se le destre avessero a cuore i diritti dei minori non impedirebbero a noi genitori LGBTQI+ di riconoscere i nostri figli alla nascita, non toglierebbero ai nostri figli e figlie i diritti di cittadinanza che hanno i loro amici e compagni di classe”.

Tutto questo concetto lei lo definisce “omofobia di riflesso”: “Si colpiscono i figli per criminalizzare i genitori”. Visti gli argomenti toccati nell’intervista, tuttavia, dallo scopo meramente elettorale, si potrebbe ribaltare benissimo il discorso. Pur di attaccare la Meloni, ormai, viene utilizzato anche lo status dei bambini.


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