“Usiamo subito l’extra-gettito per tagliare le tasse sul lavoro”

Giu 18, 2022

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    Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl: che fine ha fatto la sua proposta di patto sociale, appena rilanciata dal presidente di Confindustria?

    «Se vogliamo affrontare questa fase difficile e far progredire il Paese nella coesione, con riforme economiche eque, innovazioni, investimenti, la strada per la Cisl rimane quella un grande accordo tra governo e parti sociali. Non vediamo alternative. È il metodo positivo utilizzato da Ciampi trent’anni fa e purtroppo messo da parte da quasi tutti i governi successivi. I guasti del nostro sistema-paese sono frutto della disintermediazione e di una sterile impostazione muscolare».

    Dal congresso Cisl di fine maggio la situazione economica è ancora peggiorata, con la stretta della Bce e il super spread. Cambia qualcosa nelle vostre proposte?

    «Assolutamente no. È vero il contrario. C’è una questione sociale nel nostro Paese che oggi più che mai incrocia una questione economica. Gli effetti della pandemia, sommati alle pesanti ricadute della guerra sui prezzi energetici e alimentari, hanno caricato sulle spalle di lavoratori, famiglie, imprese un macigno di almeno 80 miliardi solo nel 2022. Dobbiamo alzare subito i salari e le pensioni per sostenere il mercato interno. Bisogna costruire insieme una nuova politica dei redditi. Per questo chiediamo al governo di convocare nei prossimi giorni sindacati e mondo dell’impresa, aprendo subito uno spazio di cooperazione su obiettivi strategici condivisi».

    Ci sono le condizioni per ridurre il cuneo fiscale?

    «Guardi, in questi ultimi 4 mesi le entrate tributarie e contributive sono cresciute di ulteriori 21 miliardi. Dobbiamo redistribuire questo extra gettito alleggerendo il fisco sulle fasce medie e popolari di lavoro, pensioni e delle imprese che assumono, formano, investono sulla sicurezza e applicano i contratti. Potremmo introdurre anche un meccanismo che consenta alle fasce deboli acquisti di generi essenziali e di largo consumo in esenzione Iva. Il bonus di 200 euro è un ristoro positivo, ma è chiaro che non si può risolvere il problema a colpi di una-tantum. Occorre allargare in modo permanente la platea dei beneficiari degli sconti in bolletta, consolidare e rendere strutturali gli interventi sulle accise dei carburanti. Il governo deve valutare uno scostamento di bilancio per liberare risorse a tutela del potere di acquisto di retribuzioni e pensioni».

    Come redistribuire il cuneo tra aziende e lavoratori?

    «Mi pare che le stesse associazioni imprenditoriali riconoscono che il problema principale è oggi quello di alzare i salari. Quindi noi pensiamo che la riduzione del peso fiscale debba andare ai lavoratori e ai pensionati in primo luogo. In un momento come questo, supportare le buste paga e le pensioni è un imperativo sociale, ma anche una priorità macroeconomica. Il governo apra il confronto a Palazzo Chigi e troveremo le soluzioni più eque e sostenibili».

    Voi siete contrari al salario minimo per legge. Perche?

    «Il tema della crescita salariale e del contrasto al lavoro povero va affrontato con maggiori investimenti, con relazioni industriali e contrattuali più efficaci, con la piena applicazione dei contratti e maggiori verifiche e controlli sui luoghi di lavoro. Derive ideologiche e salari legali non porterebbero benefici contro il lavoro povero: si rischierebbe invece di alimentare il sommerso e di allontanare dalle tutele dei buoni contratti collettivi milioni di lavoratori, schiacciando verso il basso anche le retribuzioni medie. Quello che va fatto è rafforzare ed estendere settore per settore il trattamento economico complessivo dei contratti nazionali maggiormente applicati, che sono quelli confederali».

    C’è stata polemica per le assenze di Bombardieri e Landini al vostro congresso. E domani c’è una manifestazione Cgil. Cosa dice il barometro dell’unità sindacale?

    «Ogni organizzazione sindacale e libera di manifestare. Lo abbiamo fatto anche noi lo scorso dicembre. Mi auguro solo che la Cgil si mobiliti per favorire le condizioni di un vero confronto e di un accordo tra governo e parti sociali. Abbiamo piattaforme unitarie da sostenere insieme su fisco, pensioni, salute e sicurezza, governance partecipata, Pnrr, rinnovi contrattuali. Se invece prevalesse l’idea di un sindacato conflittuale e antagonistico questo non solo danneggerebbe il percorso unitario, ma non porterebbe nessun vantaggio ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani e alle donne che noi rappresentiamo. Condannerebbe il sindacato all’irrilevanza mentre oggi servono responsabilità, partecipazione, pragmatismo, riformismo, concertazione».


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