• Valditara condanna il comunismo, la sinistra nostalgica dell’Urss lo attacca

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    Vietato criticare il comunismo nella scuola italiana e, alla luce dell’assurda polemica che ha investito il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, vietato anche ricordare la storia. Mettiamo in ordine i fatti. In occasione del Giorno della Libertà istituito dal Parlamento il 9 novembre, data in cui nel 1989 fu abbattuto il muro di Berlino, il ministro ha deciso di indirizzare una lettera agli studenti. Nella sua missiva Valditara ha ricordato come “la caduta del Muro, se pure non segna la fine del comunismo – al quale continua a richiamarsi ancora oggi, fra gli altri paesi, la Repubblica Popolare Cinese –, ne dimostra tuttavia l’esito drammaticamente fallimentare e ne determina l’espulsione dal Vecchio Continente”.

    Il comunismo, spiega il ministro, nasce come una grande utopia “ma là dove prevale si converte inevitabilmente in un incubo altrettanto grande: la sua realizzazione concreta comporta ovunque annientamento delle libertà individuali, persecuzioni, povertà, morte”. Affinché l’utopia si realizzi, occorre “occorre che un potere assoluto sia esercitato senza alcuna pietà, e che tutto – umanità, giustizia, libertà, verità – sia subordinato all’obiettivo rivoluzionario”. Nascono così “regimi tirannici spietati, capaci di raggiungere vette di violenza e brutalità fra le più alte che il genere umano sia riuscito a toccare. La via verso il paradiso in terra si lastrica di milioni di cadaveri”. Perciò, chiosa Valditara nella sua lettera, “il crollo del Muro di Berlino segna il fallimento definitivo dell’utopia rivoluzionaria. E non può che essere, allora, una festa della nostra liberaldemocrazia”.

    Le parole di Valditara si limitano a ricordare la Storia e ciò che è avvenuto nei Paesi governati dai comunisti di cui gli studenti devono essere a conoscenza. Invece di unirsi nel ricordo di una data fondamentale per la libertà dei popoli europei, nella celebrazione di ciò che la caduta del muro di Berlino ha rappresentato e nella condanna del regime sovietico, la sinistra italiana ha dato vita a una polemica grottesca contro le parole di Valditara. Il segretario di Sinistra Italiana Fratoianni ha parlato di Minculpop affermando che “oggi tocca al titolare dell’Istruzione ergersi sulle macerie del Muro di Berlino, per dare una lezione quantomai stantia sul comunismo”. Il Pd ha invece accusato il ministro di “fare propaganda politica” mentre l’Anpi lo ha accusato di non aver ricordato che oggi è anche la Giornata mondiale contro il fascismo e l’antisemitismo proclamata dalle Nazioni Unite.

    Immancabile la presa di posizione della CGIL con il segretario generale della FLC CGIL Francesco Sinopoli che in una lettera aperta si dichiara “perplesso e assai preoccupato, sia per i contenuti che per il tonodella lettera che il ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara ha inviato alle scuole in occasione della giornata che ricorda la caduta del Muro di Berlino nel 1989”. Per poi accusare il ministro di essere entrato “a gamba tesa su un tema assai delicato“. Viene spontaneo chiedersi se la condanna al comunismo sia un tema delicato e non una presa di posizione necessaria. Immancabile l’intervento del Pd con Simona Malpezzi che definisce la lettera di Valditare “strumentale” (per cosa non è dato sapersi”.

    “Leggo sbigottito polemiche strumentali su tragedie della Storia che meriterebbero ben altro approccio. Mi limito ad osservare solamente che c’è chi è un fiero e sincero amico di Israele e chi è amico di Hamas. Io sono amico dello Stato ebraico”, ha ribattuto Valditara.

    Curioso come gli stessi che gridano al “pericolo fascista” un giorno sì e l’altro pure e che accusano la destra italiana di essere fascista, diventino indulgenti quando si tratta di comunismo. Con la differenza che il fascismo è finito con la morte di Mussolini, mentre nel mondo continuano ad esistere governi comunisti che soffocano la libertà.


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