• “Valutiamo il ritiro della querela”. Meloni grazia Saviano?

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    Si è aperto oggi a Roma il processo nei confronti di Roberto Saviano, accusato di diffamazione. Lo scrittore napoletano è stato querelato dall’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni per una sua affermazione risale a dicembre 2020. Parlando di immigrazione e della linea del centrodestra, il 43enne definì la leader di Fratelli d’Italia “bastarda”. Presenti in tribunale, tra gli altri, l’attrice Kasia Smutniak, gli scrittori Sandro Veronesi, Michela Murgia, Nicola Lagioia e il direttore de La Stampa Massimo Giannini.

    “Valutiamo il ritiro della querela”

    Protagonista anche negli ultimi giorni di diversi attacchi al governo di centrodestra, Saviano non ha mai nascosto il suo disprezzo per le posizioni di Meloni. “Bastarda” è stato uno dei diversi insulti destinati all’attuale primo ministro, tra le vittime predilette dello scrittore insieme al leghista Matteo Salvini. Meloni, però, starebbe anche valutando di “graziare” il partenopeo. Prima di entrare in aula, l’avvocato Luca Libra ha rimarcato: “La querela nasce dal livore utilizzato. Io ho insegnato a mio figlio che la parola bastardo è una offesa. Valuteremo comunque se ritirare la querela”.

    Le parole di Saviano

    L’indagine era stata avviata dopo la querela presentata da Meloni e il rinvio a giudizio per Saviano è stato disposto nel novembre dello scorso anno dal gup di Roma. Come già evidenziato, l’affondo dello scrittore contro l’attuale premier risale a dicembre 2020. Ospite di Piazzapulita, l’autore di “Gomorra” vomitò tutto il suo disprezzo contro il centrodestra per la morte di un bambino durante una traversata nel Mediterraneo: “Vi sarà tornato alla mente tutto il ciarpame detto sulle ong: ‘taxi del mare’, ‘crociere’… Viene solo da dire bastardi. A Meloni, a Salvini, bastardi, come avete potuto? Come è stato possibile, tutto questo dolore descriverlo così? È legittimo avere un’opinione politica ma non sull’emergenza”.


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