Vargas Llosa, golpe Guatemala tra realtà e finzione

TORINO – “Vado sempre sul posto quando scrivo un romanzo, perché per me è molto importante la presenza fisica nel luogo. Gli odori, i sapori, le voci delle persone: tutto questo per me è fondamentale. Essere pervaso da tutto ciò.
    Non avrei mai potuto scrivere un libro su una terra che non conosco, su gente con cui non ho avuto a che fare”. Le parole del premio Nobel Mario Vargas Llosa colpiscono in un momento in cui l’epidemia impedisce gli spostamenti e i contatti fisici. Lo scrittore presenta, in collegamento con il Circolo dei lettori di Torino, il suo nuovo romanzo ‘Tempi duri’ pubblicato da Einaudi.
    “E’ il primo caso nella storia in cui quelle che si sarebbero chiamate un giorno fake news ebbero un successo enorme perché funzionarono perfettamente”, spiega Vargas Llosa parlando con Ernesto Franco del suo nuovo romanzo, dove mescola la realtà storica con due finzioni: quella del romanziere, che crea personaggi memorabili, e quella del potere e della propaganda.
    ‘Tempi duri’ racconta il colpo di Stato che nel 1954 in Guatemala fece cadere il governo riformista di Jacobo Arbenz per mettere al suo posto un dittatore gradito alla Cia e alla United Fruit. Grazie a una storia completamente falsa si fece passare Arbenz per un comunista al servizio dell’Urss: si riuscì così a fare prevalere un interesse privato sulla pelle di un popolo, impedendo che si percorresse la strada delle riforme. Al centro del racconto ci sono anche due donne, Marta Vilanova, moglie del presidente riformatore e Martita Borrero Parra, amante del dittatore Castillo Armas, “Non è un romanzo semplice – ammette il premio Nobel – ma mi piace che i lettori fatichino leggendo i romanzi che scrivo allo stesso modo in cui ho faticato io a scriverli. Ci sono molti elementi che stimolano l’immaginazione perché anche il lettore deve contribuire con fantasia e immaginazione. In questo romanzo ho lavorato come se si trattasse di un romanzo di pura finzione, ma per tutti i fatti militari legati alla cospirazione ho fatto molto affidamento a documenti che sono praticamente tutti degli Stati Uniti. E’ curioso che coloro che scrissero di più sul caso Guiatemala sono stati soprattutto giornalisti e sociologi nordamericani non gli stessi guatemaltechi. Furono proprio i nordamericani a produrre degli splendidi materiali su un episodio molto deplorevole nella storia degli Stati Uniti”.
    (ANSA).
   


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