• Venezia Blonde, Brad Pitt sul red carpet, piace Virzì

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    Brad Pitt infiamma il red carpet di BLONDE di Andrew Dominik in concorso, con l’attrice cubana Ana De Armas nella sfida di interpretare la vita fragile di Marilyn Monroe. E’ il produttore con la Plan B del film Netflix, arrivato appositamente per la prima mondiale a Venezia. Fan in delirio al suo passaggio – smoking scuro, occhiali da sole e mascherina nera – e acclamazioni per la De Armas che ha indossato un abito plissettato evocativo di Quando la moglie è in vacanza in rosa carico con strascico anzichè in bianco. E’ il giorno di Blonde ma anche di SICCITA’ di Paolo Virzì, presentato Fuori Concorso (in sala dal 29 settembre con Vision Distribution), un film apocalittico, senza speranza, con una Roma dove non piove da tre anni, con il Tevere in secca, piena di scarafaggi e nuove epidemie e dove si agitano tutte persone alla deriva. E un super cast tutto presente al Lido: Silvio Orlando, Valerio Mastandrea, Vinicio Marchioni, Tommaso Ragno, Sara Serraiocco, Monica Bellucci.
        BLONDE (dal 28 settembre su Netflix, vietato ai 17 anni e con un’uscita breve in sala in Usa, giusto per essere pronto agli Oscar) racconta Norma Jeane Baker, la figlia non voluta, finita in orfanotrofio e poi la donna fragile, traumatizzata, con il carico di tristezza per la madre finita in manicomio, il senso di abbandono, che chiama daddy, papà ogni uomo che incontra, la donna che deve chiedere l’approvazione, che non riesce a portare avanti le gravidanze, e poi c’è Marilyn Monroe, l’attrice, il mito, che fa impazzire il mondo.
        Tratto dal bestseller di Joyce Carol Oates (La Nave di Teseo) per il regista Andrew Dominik rappresenta quasi una ossessione, un film inseguito da 14 anni. Ha cominciato le riprese il 4 agosto (2019), la data della morte, ha girato nell’ultima casa di Marilyn, a Brentwood a West Los Angeles, persino nel suo letto dove è rimasto per 10 minuti dopo l’ultimo ciak, “immaginando la sensazione di profonda disperazione”. La cubana Ana De Armas ha sfidato se stessa e quell’icona, interpretandola con una somiglianza evocativa notevole, prendendosi una buona dose di rischio: “mi ha cambiato la vita, vada come vada”. Nel cast tra gli altri il premio Oscar Adrien Brody nel ruolo del secondo marito Arthur Miller e Julianne Nicholson, la madre single che finirà in manicomio.
        “Sentivo il peso della responsabilità di interpretarla ma anche il rispetto, sentivo di rendere giustizia a questa donna, mi sembrava di avere la sua approvazione, so che queste parole possono sembrare ‘mistiche’ ma era quello che io e gli altri abbiamo pensato, lei era li. Ho immaginato che fosse felice di come la stavamo trattando”, ha raccontato l’attrice che è stata una conturbante agente della Cia nell’ultimo 007. Per il regista il divieto ai 17 anni “è una censura che non merita, crea false aspettative per lo spettatore”. Qualcosa piuttosto hard c’è : la scena in cui Marilyn viene prelevata letteralmente dai bodyguard e portata, “carne in consegna”, al presidente John Kennedy che si fa trovare a letto e mentre parla al telefono, rifiutando i consigli dell’interlocutore sulla sua condotta sessuale che mette in imbarazzo l’America, incita l’attrice al sesso orale con immagini in primo piano sulla bocca in movimento di lei, fino al godimento finale.
        Tra le maschere di SICCITÀ: il dolcissimo ergastolano Silvio Orlando; Valerio Mastandrea, ex autista del presidente del Consiglio e ora in crisi, l’attore Tommaso Ragno, predicatore social; la dottoressa Claudia Pandolfi e Vinicio Marchioni impegnato in un sexting anche troppo virtuale. “Sono momenti difficili per il nostro Paese e questo film è pazzo, ambizioso e apocalittico allo stesso tempo. Volevamo raccontare – ha detto Virzì – quello che stava succedendo tra chi diceva che ci saremmo abituati a tutto e chi diceva che sarebbe stato sempre peggio. È un film anche di solitudine che ti fa capire, è stato uno degli insegnamenti della pandemia, che in certi casi la redenzione viene dall’essere connessi e che alla fine è stupido ragionare nei termini dei confini nazionali. Questa è la visione che dovrebbero avere i nostri politici”. (ANSA).
       


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