Venezia: Frammartino, il mio cinema carsico

Set 4, 2021

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    (ANSA) – VENEZIA, 04 SET – E’ un cinema lontano da tutto,
    senza ansie, senza pressioni “oggi siamo qui ma tra 48 ore siamo
    di nuovo lì sotto” dice il regista Michelangelo Frammartino
    prendendo in prestito il linguaggio del suo film Il Buco, oggi
    in concorso a Venezia 78, secondo dei cinque italiani a
    debuttare in Sala Grande dopo E’ stata la mano di Dio di Paolo
    Sorrentino. “Il mio – spiega all’ANSA – è un cinema carsico,
    sotterraneo. Fingo di essere a mio agio qui a Venezia in realtà
    non lo sono, mi sento fuori da questo e anche a sorpresa in
    concorso, pensavamo di andare magari in altre sezioni”.
        Frammartino, che ammette di essere “un po’ lentino” torna al
    cinema (il film, una produzione Doppio Nodo Double Bind con Rai
    Cinema, uscirà nel 2022 con Lucky Red) dopo 11 anni dalle
    Quattro volte, “nel mezzo un film non fatto, nel 2015, un lutto
    da elaborare”. Sul red carpet indossa tuta e caschetto come
    tutta la delegazione guidata dai veterani speleologi Beppe De
    Matteis, 86 anni, e Giulio Gècchele, 84, che nel 1961 fecero
    l’impresa esplorando l’allora seconda (oggi è la terza) grotta
    più profonda, l’Abisso del Bifurto in Calabria, 700 metri
    sottoterra. Con loro i non attori, i giovani speleologi come
    Leonardo Zaccaro e vari altri, che hanno interpretato il film,
    sei settimane nella cavità immensa nell’entroterra calabrese del
    Pollino, arrivando a toccare quota 400 (più sei settimane sopra,
    oltre a preparazione, montaggio, edizione). “ci spingeva –
    racconta con spirito intatto Gecchele – l’idea di andare in
    luoghi in cui nessuno era mai andato. Il Buco restituisce tutto
    questo: “un film senza attori, senza dialoghi, senza musiche e
    pure senza luce!”, dice Frammartino . Un cinema in cui
    documentario e finzione non sono due linguaggi alternativi: “il
    confine? Ci sto ancora lavorando”. Nel Buco Frammartino tenta
    cinematograficamente un esperimento: fare un passo indietro
    sull’umano, lasciando emergere suoni, sensazioni, connessioni,
    dalla profondità della terra, “ridimensionando – spiega la
    sceneggiatrice Giovanna Giuliani – gli esseri umani”. (ANSA).
       


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