Venezia: ‘Il palazzo’ dei sogni perduti

Set 5, 2021

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    (ANSA) – ROMA, 05 SET – Un palazzo al centro di Roma
    (vista Vaticano) diventato per anni un set permanente di un film
    mai finito, girato con i vari inquilini (soprattutto aspiranti
    artisti e studenti) e diretto da Mauro Fagioli, regista nelle
    intenzioni, che ha finito per isolarsi nella sua ‘torre’ dove è
    morto prematuramente per malattia. E’ la curiosa e spiazzante
    ambientazione de Il palazzo, il documentario di Federica Di
    Giacomo, che debutta alla Mostra internazionale del cinema di
    Venezia come evento speciale nelle Giornate degli Autori. Vincitrice nel 2016 al lido del premio per il miglior film
    nella sezione Orizzonti con Liberami, film non fiction sulla
    rinascita della pratica dell’esorcismo, stavolta la regista
    affronta un tema anche autobiografico, visto che oltre 10 anni
    fa era stata per un periodo, ingaggiata come operatrice di
    macchina per il film sperimentale di Fagioli. L’opera era
    finanziata, come ogni attività del palazzo dal proprietario
    dello stabile, Rocco, pronto a investire come un mecenate
    d’altri tempi, nella cultura, nell’arte e negli artisti (oltre
    che nei suoi dischi da musicista) le risorse di famiglia, non
    facendo neanche pagare l’affitto. “L’interesse per me veniva
    dall’isolamento di questa comunità, non dettata da condizioni
    socio economiche particolari ma dal tentativo di creare cultura
    là dentro senza avere nessuna relazione con l’esterno – spiega
    all’ANSA Federica di Giacomo -. Avevo iniziato il documentario
    quando Mauro aveva deciso con Rocco di finire il suo film”. Dopo
    poco però è venuto a mancare “e io ho deciso di continuare il
    racconto, per l’energia che ho sentito nella riunione di amici
    nata dalla sua scomparsa”. Il racconto prende il via proprio dal
    ritrovarsi dopo anni di molti dei protagonisti del film
    incompiuto (le cui immagini punteggiano il documentario, ndr) allontanatasi via via del palazzo. “Ho pensato sarebbe stato
    interessante vivere con loro questa elaborazione del lutto per
    una realtà che racchiudeva tutti i loro sogni giovanili e
    aspirazioni”. L’autrice spera “che nel film ci sia uno sguardo
    tenero su loro, che si raccontano con grande autoironia, e
    tutti noi, questo è anche un film generazionale”. (ANSA).
       


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