“Verdi e liberali verso l’intesa con Spd”

Set 29, 2021

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    Oggi si comincia con il primo incontro nella capitale tedesca fra i Verdi e Liberali per valutare l’interesse comune a partecipare a un governo di coalizione. Per i Grünen partecipano i due co-presidenti, Annalena Baerbock e Robert Habeck; per la Fdp sono attesi il presidente Christian Lindner e il segretario generale Volker Wissing. Si tratta di un vertice «dal basso», con il terzo e il quarto partito chiamati a stabilire se convolare a nozze con la prima o con la seconda forza politica più votata in Germania, rispettivamente la Spd di Olaf Scholz, che ha vinto le elezioni, o la Cdu di Armin Laschet, che le ha perse. La sostanziale parità fra socialdemocratici (209 seggi al Bundestag) e moderati (196 seggi) ha attribuito alle formazioni minori il potere di scelta: un doppio ago della bilancia che pende a destra per i Liberali e a sinistra per i Verdi. Dettaglio interessante: tanto Lindner quanto Habeck puntano al ministero-chiave delle Finanze e al titolo di vicecancelliere. Con l’11,5% dei voti, la Fdp è il partito più piccolo e non può fare errori: nel 2009 entrò al governo con Angela Merkel senza negoziare gli obiettivi con chiarezza. La cancelliera, più esperta, non concesse nulla ai Liberali che a fine legislatura uscirono con le osse così rotte da restare addirittura fuori dal Parlamento. Ecco perché da oggi non si negozia su temi o obiettivi ma direttamente su progetti. I Liberali devono poi imparare anche da un secondo loro errore: quattro anni fa Angela Merkel non avrebbe voluto formare un nuovo governo di große Koalition con la Spd e tentò di dare vita a una coalizione Giamaica. Fu lui dopo settimane di intensi negoziati su tavoli tematici a mandare il progetto a gambe all’aria stabilendo la totale incompatibilità. Così la Fdp si sedette sui banchi dell’opposizione: di quella scelta Lindner si è molto pentito e da oggi cerca di trovare un accordo con gli ecologisti (nel frattempo passati al 14,8% dei consensi).

    Della framentazione politica, fatto nuovo in Germania, e della curiosa procedura della formazione del governo, Il Giornale ha parlato con Niels Diederich, politologo emerito della Freie Universität Berlin.

    Pensa che Verdi e Liberali, con piattaforme in apparenza così diverse, troveranno un terreno comune?

    «Io credo di sì: l’interesse di entrambi a entrare nel governo federale è altissimo per cui arriveranno a un compromesso».

    Condivide l’idea che si rivolgeranno prima alla Spd quale partito più forte?

    «Sì ma non tanto per un diritto di precedenza: l’attuale dibattito in seno alla Cdu (con Armin Laschet messo sotto accusa per la disfatta elettorale di domenica scorsa, ndr) dimostra che la posizione di Laschet è molto instabile; Verdi e Liberali potrebbero rischiare un danno d’immagine avvicinandosi a un politico che traballa».

    Crede che la Cdu stia cercando di liberarsi di Laschet?

    «È presto per dirlo: di certo non esiste un consenso in seno al partito sulla scelta di far negoziare la formazione del governo a un leader che ha appena perso le elezioni. Allo stesso tempo i quadri della Cdu sanno essere molto disciplinati e non credo che vorranno rovesciare Laschet finché questo cerca di diventare cancelliere».

    Chi è il più forte sulla scena politica adesso?

    «Né Scholz né Laschet. I più forti diventeranno Verdi e Liberali nel momento in cui troveranno un accordo fra di loro.

    Quanto può durare il negoziato dal basso?

    «Finché sarà necessario: la Germania non resta senza cancelliere. Il cancelliere è Angela Merkel, che, come previsto dalla Costituzione, resta in carica finché non viene nominato un nuovo capo del governo. Il governo uscente in teoria può restare in carica ad infinitum, ossia fino a una nuova elezione.

    È realistico che il negoziato per un nuovo governo duri sei mesi come accadde nel 2017?

    «Non credo sia un’opzione per Laschet: con il passare del tempo le voci nella Cdu affinché lui faccia un passo indietro diventeranno più forti».

    Ce la farà il liberale Lindner a ottenere le Finanze?

    «Nel negoziato politico la questione dei nomi è successiva all’intesa sui temi centrali e sugli obiettivi del governo».


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