“Vi spiego perché serve una convenzione per le riforme”

Mag 11, 2022

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    “Il voto di ieri non è una sorpresa”. Simone Baldelli, vice presidente dei deputati di Forza Italia, non è affatto stupito della bocciatura del presidenzialismo avvenuta ieri alla Camera.

    Perché tanta sicurezza?

    “Il centrodestra è stato compatto, ma non ha la maggioranza in Parlamento, tant’è vero che abbiamo avuto il Conte 1 e il Conte 2. Se avesse avuto la maggioranza, oltre ad approvare oggi il presidenzialismo, avremmo potuto fare un governo insieme a inizio legislatura. La commissione, infatti, aveva espresso un parere contrario. La riforma Fornaro, votata un’ora dopo, è stata approvata con 212 voti favorevoli, al limite del numero legale. In questo Parlamento, una riforma di un comma forse passa, ma non sono possibili riforme organiche che compensino i danni funzionali e di rappresentanza che si sono verificati con il taglio dei parlamentari senza correttivi. È per questo che io ho proposto lo strumento della convenzione costituente”.

    Di cosa si tratta e in cosa si differenzia dall’assemblea costituente?

    “La convenzione sarebbe composta da 150 componenti eletti col sistema proporzionale in circoscrizioni europee che in tre anni potrebbero portare a termine le riforme senza costi di sedi e di strutture perché si appoggerebbero al Parlamento. Non ci sarebbero quattro passaggi tra Camera e Senato, ma un solo passaggio all’interno della convenzione e, poi, un voto in ognuna delle due Camere. Nel caso in cui la riforma in Parlamento passasse con i 2/3 non vi sarebbe alcun referendum, mentre se passasse con una maggioranza assoluta darebbe luogo a un referendum in via facoltativa come prevede l’articolo 138. Se non si raggiungesse neppure la maggioranza assoluta, il referendum si farebbe obbligatoriamente”.

    Ma gli italiani vogliono veramente il presidenzialismo?

    “Gli italiani, a mio avviso, vogliono che aumenti la loro possibilità di scegliere e di incidere, poi magari c’è chi vorrebbe l’elezione diretta del presidente della Repubblica e chi del premier. Il centrodestra nel 2005 approvò l’indicazione del premier, ad esempio, che a me piace. Se si può scegliere il proprio sindaco e il proprio presidente di Regione, non si capisce perché gli elettori non possono essere abbastanza maturi da scegliere il proprio presidente del Consiglio o il presidente della Repubblica. È dal governo Berlusconi che gli italiani non vedono un governo espresso da una maggioranza politica uscita vittoriosa dalle urne. E anche questo forse ha prodotto disaffezione dal voto”.

    Ma, allora, perché non si è ancora riusciti ad approvarlo?

    “Vede, quando si votò il taglio dei parlamentari, avevo consigliato al centrodestra di opporsi a quella pseudoriforma che, invece, poteva essere proposta in modo più serio insieme al presidenzialismo e a un contestuale rafforzamento dei poteri del Parlamento. E su questo avevo lanciato anche un appello durante la campagna referendiaria. Secondo me sul taglio si è fatto un errore anche per paura di mettersi contro il vento dell’antipolitica. Quell’occasione è sfumata e oggi un tema così importante è stato bocciato dal voto di un’assemblea sovrana, ma anche distratta e divisa: un peccato”.

    In che senso distratta?

    “La discussione in Aula sul presidenzialismo sarà durata forse meno di quattro ore, tra discussione generale e seguito dell’esame. Una riforma del genere merita di più che essere un argomento riempitivo tra un decreto e l’altro. Ma almeno abbiamo affrontato questo tema, dimostrando, tra l’altro, che se vogliamo far partire un dibattito sulle riforme c’è un solo modo: sottrarlo allo scontro parlamentare. Lo scontro tra coalizioni, come si è visto oggi, seppellisce ogni possibilità di far partire un dibattito di alto profilo. Su questo la sfida è per tutti, centrodestra e centrosinistra”.

    Cosa risponde a chi dice che il presidenzialismo porta all’uomo forte?

    “Questa obiezione c’è sempre stata, ma mi sembra un argomento molto elettorale. Sono le istituzioni che devono essere forti, non gli uomini. E questo modo di riformarle a spizzichi e bocconi finisce con indebolirle. Lo abbiamo visto con la rappresentanza e lo vediamo ora con il bicameralismo che, a breve, sarà perfettissimo: due Camere con le stesse funzioni, con la stessa platea elettorale e magari, secondo qualcuno, anche la stessa legge elettorale. Ma allora perché non una sola assemblea?
    Serve un luogo ad hoc per discutere di tutto questo. Forza Italia è in prima linea sulle riforme, sia con la proposta della convenzione costituzionale sia con quella di Paolo Barelli sui nuovi poteri di Roma Capitale”.


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