Vincenzo Pepe, Salerno e la sua baia

di Marzia Apice (ANSA) – ROMA, 15 DIC – VINCENZO PEPE, SALERNO E LA SUA BAIA (Marlin Editore, pp.112, 19.50 euro). “Non manca nessun tipo di bellezza naturale necessario alla composizione del paesaggio più ricco: il mare stende un’immensa superficie azzurra, e perché la sua uniformità non impressioni, fa sì che molti scogli frastagliati ne rendano irregolare la linea. Audaci montagne e pianure boscose avanzano e ne circoscrivono i limiti; scogliere stupefacenti, fuse nello stampo più grandioso della natura, incombono maestose sul mare; torri romantiche guardano la costa, che è abbellita da ville vivaci e giardini pensili, dietro i quali si levano colline ammantate di verde dalle mille sfumature, e nel seno di un nobile teatro di montagne, gli estesi edifici di Salerno sorgono in forma piramidale alle rovine del suo antico castello, che fa da corona a questo meraviglioso quadro”. Con queste parole ricche di meraviglia e incanto, il “travel writer” Henry Swinburne descriveva la cittadina campana verso la fine degli anni ’70 del Settecento, fermando sulla carta le sensazioni che il paesaggio aveva suscitato. Quella di Swinburne è solo una delle testimonianze di viaggiatori, artisti e letterati inglesi e americani che Vincenzo Pepe ha raccolto nel libro “Salerno e la sua baia”, edito da Marlin in occasione del Natale. Il volume, che inaugura la nuova collana “Il viaggiatore incantato”, offre al lettore la possibilità di compiere un viaggio colto e affascinante dal Cinquecento al Grand Tour, fino ad arrivare alle prime manifestazioni del turismo di massa. Grazie a una vera e propria immersione in scritti, lettere, pagine di diari, libri di memorie, aneddoti, componimenti poetici e anche opere fotografiche e pittoriche a colori e in bianco e nero, valorizzate dal formato 22x20cm, il libro fa vedere Salerno così come appariva agli occhi di questi viaggiatori d’eccezione, uomini colti, curiosi e appassionati che amavano scoprire nuove terre per goderne le bellezze.
    Dai resoconti presenti nel libro emerge il racconto sfaccettato di una Salerno bellissima ma contraddittoria: una città “off the beaten track”, fuori dal “sentiero battuto”, che nonostante gli imperdibili scenari naturalistici, il clima mite, le vestigia storiche, il fascino vitale e mistico delle sue tradizioni popolari e religiose non è mai riuscita a entrare pienamente nei fortunati e canonici percorsi del Grand Tour. E non solo per la sua posizione periferica, ma anche per quello che i viaggiatori di allora descrivono come cattiva qualità della vita, degrado, aria malsana, strade strette e piene di mendicanti: tuttavia, c’è anche chi fu capace di guardare Salerno “senza farsi sviare dal pregiudizio, e, soprattutto, senza far pesare troppo, nel giudizio, solo gli elementi negativi che pure erano presenti nel quadro”, scrive Pepe. L’autore, traduttore e saggista, ha selezionato con grande precisione e rigore scientifico pagine emblematiche, riportando anche i testi originali di cui ha personalmente curato le traduzioni in italiano. (ANSA).
   


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