• Viola Davis, la mia guerriera un regalo per le bambine di oggi

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    Il plauso della critica al Toronto Film Festival, dove ha debuttato in prima mondiale, e l’esordio in testa alle classifiche Usa, con 19 milioni di dollari nel weekend, ben oltre le aspettative, rendono già The Woman King di Gina Prince-Bythewood, con Viola Davis mattatrice, uno dei favoriti nella corsa agli Oscar. E’ il racconto interpretato fra gli altri, da Thuso Mbedu, Lashana Lynch, Sheila Atim e John Boyega. della storia vera delle Agojie, il reggimento militare al femminile che nel 1823, protesse gli assediati nel Regno dell’Africa occidentale del Dahomey dai colonizzatori europei e dagli orrori della tratta degli schiavi. Ispirato da personaggi reali, che la cineasta (coautrice anche della sceneggiatura con Dana Stevens) ha sintetizzato nelle varie guerriere, il film ha come protagonista Nanisca (Davis), generale e leader indomita delle Agojie. Le guerriere, per difendere il popolo Dahomey dal temibile Impero Oyo, che è anche in combutta con i mercanti di schiavi portoghesi, guidano le reclute ad entrare nel reggimento, attraverso un arduo programma di addestramento. Fra le nuove arrivate c’è la giovane Nawi (Mbedu), orfana alla nascita e cresciuta da un tutore violento che vuole costringerla a un matrimonio per denaro. La ragazza si dimostra un soldato eccezionale e feroce, per quanto poco propensa a seguire le regole del reggimento che impongono di non doversi sposare o avere figli. Un percorso intrapreso da donne spesso reduci da terribili storie personali, pronte a unirsi e combattere sacrificando tutto per il proprio popolo. “Molte volte permetti agli altri di definirti, da una cultura, da chi ti dice solo no. A 56 anni ho capito di potermi definire da sola – ha spiegato Viola Davis nella Q&A con il pubblico al Toronto International Film Festival -.The Woman king è per chi prende rischi sfidando le persone che non hanno mai creduto una donna di colore potesse essere il personaggio principale di un lungometraggio o potesse portarlo in testa al box office. E’ per tutte le mie colleghe attrici di colore che aspettano solo di poter avere l’occasione di brillare in una luce nobile e di poterne essere fiere, come lo sono io di questo film”. The Woman King “lo considero il mio capolavoro – ha sottolineato – perché rappresenta tutto ciò che sognavo un film potesse essere. E’ un racconto per la bambina che ero a sei anni, traumatizzata e chiamata ‘brutta’ non considerata e lasciata ‘invisibile’. Io ti vedo Viola, e vedo tutte le bambine come te. Ti dico di smettere di scappare, questo è il regalo per te e tutte le bambine come te”. Il progetto nasce proprio dall’attrice premio Oscar: “La storia mi è arrivata nel 2015, grazie a un soggetto che aveva scritto Maria Bello – ha raccontato Viola Davis, che è anche coproduttrice -.
    E’ stato un viaggio di sette anni, per trovare il cast, la regista giusta, il budget”. Alla base delle ricerche per i personaggi c’è un libro Amazons of Black Sparta: The Women Warriors of Dahomey di Stanley Alpern ma anche i documentari di Djamon Hounsou “che è un Dahomey e quello (Warrior Women, ndr) che ha realizzato Lupita Nyong’o. Poi ho cercato di vedere e leggere il più possibile sulle donne africane che fossero sopravvissute a una guerra dopo aver subito esperienze di violenze e abuso. Ho fatto ricerche su ogni aspetto del film”. Per Gina Prince-Bythewood “era importante dare il giusto spazio a ognuna delle donne guerriere al centro del film, raccontando le loro storie, la loro sfera più intima”. Viola Davis vorrebbe che il messaggio che emergesse dal film fosse “che noi valiamo. Una cosa importante in un cultura che ancora ci dice il contrario. Le donne di colore ancora sono quelle che rischiano di morire di più di parto; il 75% di donne vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale sono ragazze nere; se vieni violentata prima dei 18 anni e sei nera, c’è il 68% di possibilità che ti capiti di nuovo. C’è una percezione comune che ci considera come avanzi. Quello che continuo a dire è che voglio fare per le bambine di colore di oggi, quello che Cecily Tyson (attrice afroamericana morta nel 2021 a 98 anni) ha fatto per me a sette anni. Vederla in tv ha rappresentato la realizzazione fisica di un sogno, una speranza”.


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