• “Violata la par condicio”. Caos sul programma Rai di Damilano

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    Mancano pochi giorni alle elezioni, ma il regime di par condicio forse non vale per tutti. O almeno non sembra valere per Marco Damilano e per la sua striscia serale “Il cavallo e la torre”, in onda su Rai 3. Nel consueto appuntamento sulla terza rete, il giornalista ha mandato in onda un’intervista al filosofo Bernard Henry Levy: un lungo e pomposo attacco contro Lega e Fratelli d’Italia, un’invettiva durissima contro Salvini e Meloni.

    Un monologo senza contraddittorio, un incredibile oltraggio al pluralismo a sei giorni dalla consultazione elettorale. “Una puntata a senso unico”, la denuncia dell’Usigrai: “Riteniamo che il pluralismo nel Servizio Pubblico debba applicarsi anche alle trasmissioni di rete come Il Cavallo e la Torre”. Ma non è tutto. L’organizzazione sindacale ha ricordato che Damilano – scelto all’esterno nonostante la presenza di 2 mila profili interni – era stato presentato dall’amministratore delegato Fuortes come “il giornalista più adeguato per informare, intrattenere, fornire strumenti conoscitivi, restando fedeli al sistema di valori aperto e pluralista che il nostro Paese e l’Europa hanno saputo sviluppare in questi decenni”.

    Sui social è scoppiata la bufera per la clamorosa violazione della normativa della par condicio. Un’irregolarità palese, l’analisi tranchant del presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Alberto Barachini, in spregio“dei basilari principi di pluralismo, imparzialità ed equilibrio che devono orientare il servizio pubblico”. Il presidente della bicamerale ha posto l’accento sul grave attacco contro la democrazia italiana, rappresentata come un Paese esposto a derive autoritarie e anticostituzionali: “Il conduttore, un giornalista esterno all’Azienda, non solo è stato incapace di arginare la violenza verbale del suo ospite in piena par condicio e di riequilibrare l’evidente faziosità dello stesso, ma ha contribuito alla distorsione del dibattito con la sua premessa e con domande tendenziose. La vicenda è tanto più preoccupante in quanto avvenuta nel servizio pubblico, a pochi giorni dal voto, in apparente totale assenza di controllo editoriale”.

    Lega e Fratelli d’Italia indignati per la conduzione faziosa di Damilano. Il Carroccio, per voce della deputata Elena Maccanti, ha invocato le dimissioni di Fuortes e l’avvio di una riflessione profonda sulla Rai. Ancora più muscolare la presa di posizione di FdI, questo il j’accuse di Wanda Ferro:“Siamo arrivati al punto che con i soldi dei contribuenti si mette su una trasmissione dove i cittadini devono sorbirsi da un cattivo maestrino francese una lezione su chi e come devono votare il 25 settembre. Di fatto, a spese dei cittadini, è stato messo in piedi uno strumento di propaganda elettorale di stampo stalinista, che non ha nulla a che vedere con l’informazione e l’approfondimento necessari in una democrazia occidentale”.


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