Willie Peyote, chi dice ‘mi hai deluso’ non mi conosce bene

Mag 5, 2022

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    “Mi sono chiesto come stavo cambiando, come stavano cambiando le cose intorno a me e come io mi relazionavo a loro: sono i dubbi, ma senza che io cerchi necessariamente una risposta, il filo conduttore del mio album. Sono il motore per muoversi dalla posizione in cui ci si trova”. Racconta così Willie Peyote il suo nuovo lavoro discografico, Pornostalgia, in uscita domani 6 maggio (Virgin Records/Universal Music Italia), che arriva a tre anni da Iodegradabile e dopo la partecipazione al festival di Sanremo del 2021 con “Mai dire Mai (La locura), che gli ha regalato un disco di platino, il premio della Critica Mia Martini e una platea più ampia di fan. Ma come canta in uno dei bran: “Sanremo, bello ma non ci vivrei”. “E’ stata un’esperienza che mi ha arricchito e migliorato, lo rifarei nella misura in cui l’ho fatto. Non avrebbe senso ora tornarci. E’ come aver raggiunto la finale di Champions League: meglio di così non poteva andare. E’ stata una grande opportunità, anche se poi qualcuno, andando ad ascoltare le cose che ho fatto prima, mi dice che l’ho deluso, e a me dispiace, ma è solo perché ha scoperto un artista diverso da quello che immaginava”. Pornostalgia è la declinazione che il rapper torinese, al suo sesto album, è riuscito a dare all’ultimo periodo di stop forzato, causa pandemia. “In questi due anni, in cui tutto si è fermato, ci siamo ritrovati a guardare indietro, vecchi film e libri, con nostalgia – spiega -. È un momento in cui mi sembra che il concetto di nostalgia sia molto presente. Forse, avendo meno certezze sul futuro, cerchiamo rassicurazioni dal passato”. Come la copertina del disco che nasce da una locandina di un film degli anni ’70. Un disco per certi versi più cupo dei precedenti, con un approccio più rap e una produzione meno suonata. “Il racconto si è fatto più personale, sono andato dentro alle emozioni in maniera più profonda. Ho cercato di sottrarmi alla bulimia costante e alla velocità che ci affligge in questo momento storico e che affligge in particolare il mercato musicale: inseguendo la logica del consumo, la superficialità è presente in qualunque tipo di discussione ormai. Ieri era la Pandemia, oggi la Guerra: tutti dicono tutto senza alla fine dire niente. Nel brano che apre il disco, Ufo, parlo dell’attivismo performativo, delle multinazionali che cambiano il colore del logo in base all’argomento del momento”. Nel disco 13 tracce inedite – tra l’accettazione di non essere per forza perfetti (in Fare schifo), le occasioni perse (Colpa del Vento), la critica al mercato musicale (All you can Hit), l’amore (Furto della passione), la maturità (Diventare Grandi) – tra cui spiccano le collaborazioni con Samuel, Jake La Furia e Speranza, Emanuela Fanelli, Michela Giraud, Aimone Romizi dei Fast Animals and Slow Kids e il producer bolognese Godblesscomputers. Dal 18 giugno Willie Peyote sarà in tour per tutta l’estate. “Non vedo l’ora. Il live è una parte fondamentale per il mio essere artista. In questi due anni è stato un po’ deludente vedere come non siamo riusciti a difendere la cultura, e in parte la colpa è stata anche di noi artisti che dovremmo riuscire a dare più valore a quello che facciamo”.


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