Zampaglione, ho vinto e perso ma sono sempre stato me stesso

Ott 5, 2021

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    ROMA – Prima l’impegno con il cinema per la regia del suo quarto film dal titolo Morrison, poi la pandemia che ha immobilizzato il mondo intero per mesi, e così ci sono voluti cinque anni per il ritorno discografico di Federico Zampaglione e dei Tiromancino, pronti a pubblicare “Ho cambiato tante case”, il nuovo album di inediti in uscita l’8 ottobre per Virgin Records/Universal Music Italia, che contiene i brani Finché ti va, Cerotti, Er Musicista e Domenica. Dodici brani tra presente e passato in cui i ricordi traghettano l’ascoltatore verso il presente e il futuro, sia nelle sonorità – che in alcuni passaggi strizzano l’occhio agli anni Ottanta – sia per i testi (“E’ il disco dove ho sperimentato di più, non ponendomi mai limiti. Sono andato veramente dove il cuore e la libertà mi ha portato, è il mio disco di ricerca, il più vario”, racconta Zampaglione). E soprattutto per il rapporto sempre più proficuo tra il cantautore romano e la nuova scena della capitale: nell’album, infatti, spiccano le collaborazioni con Gazzelle (autore di testo e musica con Zampaglione del brano “Cerotti”), Galeffi (coautore di testo e musica della title track “Ho cambiato tante case”), Leo Pari (coautore di testo e musica di “Avvicinandoti”) e Franco126 (che ha scritto e cantato insieme a Zampaglione “Er Musicista” e ha cofirmato testo e musica di “Tu e io”). Nel disco anche un duetto con Carmen Consoli (L’odore del mare). “Tutte collaborazioni nate da un rapporto vero di stima. Ho trovato giovani colleghi maturi, capaci, poco interessati a seguire le mode e alle etichette, ma che dimostrano come la scuola romana sia in ottima salute”. Un po’ la città per la quale – anche dopo la tornata elettorale – augura “di trovare il meglio per sé e di essere sempre all’altezza della sua bellezza”.

    “La pandemia ha bloccato questo disco che era in gran parte già pronto – spiega ancora il 53enne cantautore -. Poi, al momento di pubblicarlo, ho sentito che dovevo scrivere nuove cose che raccontassero in qualche modo questi mesi. Eppure, la cosa strana è stata che alla fine le canzoni più positive e solari dell’album sono proprio quelle nate da quel gran casino, come il brano Domenica”. Un disco che “è diventato un amico, per quanto l’ho tenuto dentro. E un po’ mi dispiace lasciarlo andare”. C’è anche tanta vita vissuta, a partire dal titolo e passando per la delicata dedica “Eccoci Papà” (“una delle persone più importanti della mia vita, anche artistica”) o per “Testaccio Blues”, omaggio al musicista e mentore Roberto Ciotti, scomparso qualche anno fa. “C’è un mix di quello che ho vissuto, ma non è nostalgia è il riconoscimento delle radici, di quello che sei”. Di cose sbagliate, “di cazzate”, racconta di averne fatte tante, ma di andarne fiero e come canta nel brano che dà il titolo all’album “con tutti i miei ricordi ho fatto pace”. “Ho vinto, ho perso, come uomo e come artista, ma ho sempre portato avanti la mia identità e la mia creatività”, rivendica, spronando a difendersi dalla ricerca ossessiva di omologazione “che ti porta a rinunciare a quello che sei”.

    Chicca del lavoro è anche la partecipazione di Alan Clarke, tastierista dei Dire Straits in “Questa terra bellissima”, un grido a salvare il mondo per le nuove generazioni, proprio nel momento in cui Greta Thunberg richiama i grandi del pianeta ad agire con urgenza. “E pensare che questo brano è nato 4 anni fa, prima del movimento Fridays for future. Troppo spesso ci dimentichiamo dell’ambiente. Il mio è un invito a riflettere su cosa abbiamo avuto in dono. Greta e di tutti i ragazzi che protestano fanno bene a farsi sentire”. In primavera porterà il disco in tour nei teatri. “Non so cosa proverò. ma è ora che ci diano la possibilità di fare il nostro mestiere: ne abbiamo diritto”. Invece dal festival di Sanremo si tiene alla larga: “lo guardo, ma non lo rifarei”.


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