• Zeman “odiavo i comunisti, io juventino da sempre”

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    (ANSA) – ROMA, 13 NOV – “Odiavo i comunisti. Come li odiava
    mio padre, medico. Al piano di sopra abitava il capo del partito
    di Praga 14, il nostro distretto. Papà talvolta urlava dalla
    finestra del bagno la sua rabbia contro il regime. Ogni tanto
    qualcuno spariva”. Corre sui social e sul web il pensiero di
    Zdenek Zeman che, intervistato dal Corriere della Sera e
    Gazzetta dello sport, anticipa i racconti contenuti
    nell’autobiografia ‘La bellezza non ha prezzo’, scritta con
    Andrea Di Caro in uscita il 15 novembre. Il tecnico nato a
    Praga, classe 1947 al Corriere ricorda l’infanzia dura: “Ci
    costringevano a festeggiare il compleanno di Stalin e di Lenin,
    ma io non ho mai portato un fazzoletto rosso” dice Zeman,
    rivelando di “aver sempre tifato Juventus”.
        “Per me il calcio sta diventando sempre più business. Quelli
    che vogliono fare sempre più business sono anche quelli che
    hanno più debiti. Vuol dire che non è la strada giusta”
    sottolinea alla Gazzetta. Nel libro viene citato Maradona, come
    l’unico capace di vincere da solo. E torna a parlare anche di
    Mourinho, che ha acceso il dibattito dopo che il portoghese ha
    accusato uno dei suoi giocatori di scarsa professionalità, di
    tradimento. “Io non lo avrei mai fatto – dice Zeman -. Però
    Mourinho può fare questo e altro, visto che gli viene permesso.
        Lo scorso anno disse di avere calciatori di serie C…Può essere
    che non fossero i più bravi al mondo, ma qualcuno li avrà pur
    chiamati a giocare in serie A. O no?” Nell’autobiografia spazio poi a tutto lo Zeman pensiero: “Non
    sono mai esploso di gioia, ma ho visto i miei tifosi pazzi di
    felicità. Non sono mai rimasto a bocca aperta, ma li ho visti
    emozionarsi. Non ho mai avuto un sorriso stampato sul volto, ma
    li ho visti divertirsi tanto. Eppure dentro, in silenzio, a modo
    mio, quello che hanno vissuto apertamente loro l’ho vissuto
    anch’io” racconta. E poi la carriera dai primi gradoni nel
    Foggia dei miracoli alla Lazio di Signori, Nesta e di Nedved;
    dalla Roma di un giovanissimo Totti (che dice “essere il più
    forte giocatore che ha allenato”) alle battaglie per un calcio
    pulito lontano dal doping. (ANSA).
       


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